Buondì, come va?

Con oggi la resilienza riconquista la pole delle 5 top keywords 2021.
Subito seguita da Build Back Better, la parola d’ordine della sostenibilità.

 

Oggi, infatti, parliamo di piante infestanti: edera e/o di menta. Insomma tutte quelle fastidiose erbacce che invadono i nostri palazzi e che crescono intorno alle rovine. Ma prima che tu ti possa confondere, non parleremo di come ben il 69% dei professionisti si aspetti che i consumatori siano maggiormente coinvolti dalle tematiche green e di tutela dell’ambiente rispetto a prima dello scoppio della pandemia. Nemmeno di riduzione della plastica e minori sprechi, in primis di cibo.

 

Oggi parliamo del Manifesto del Terzo Paesaggio di Gilles Clément↗
Il tuo “motore di crescita” dedicato in grado di costruire iniziative promettenti: un’innovazione ripetibile e di successo. Ed è anche il motivo per cui, alcuni, credono che il Management by Objectives (MBO) sia un’utopia.

 

Prenditi il giusto tempo. Oggi sono andato lungo.
Tanto abbiamo tre settimane in casa.

 

GO↓ 

Frammenti di Paesaggi

Niente viene misurato e non ci sono risultati SMART

 

Gilles Clément pubblica 64 pagine per dire che il paesaggio è molto più di quello che vediamo, che ci sono delle zone che sfuggono al nostro controllo e che il ciglio della strada, l’orlo dei campi, una torbiera o un piccolo orto non più coltivato, un piazzale invaso dalle erbacce o il margine di un’area industriale, laddove non ci sia l’intervento dell’uomo, sono “residui” dove trova rifugio la diversità.

 

E dove, in potenza, potrebbero nascere cose nuove, case nuove, idee nuove, forze nuove.  E’ un elogio dell’incolto, una lode all’incompiuto.

 

“Un elogio a quella biodiversità che ha in sé i germi di un cambiamento ma che potrebbe anche non cambiare.”

 

Come avrai notato, i temi della diversità, dell’equità e dell’inclusione sono piuttosto scottanti in questo momento. Forse perché, data l’importanza del talento nell’accelerare il progresso, è fondamentale adottare una mentalità a ciclo continuo sulle persone, non solo per mantenere il talento giusto, ma anche per sviluppare le capacità delle persone che già sono presenti.

 

Forse abbiamo compiuto progressi. Ma, allora perché dobbiamo continuare a parlarne? La semplice risposta è che non abbiamo compiuto progressi sufficienti .

 

Il focus è che le organizzazioni stanno cercando di risolvere ogni singolo problema, tutto in una volta e niente viene misurato.

Peter Drucker, un “ecologista sociale”

Puoi solo gestire ciò che puoi misurare, davvero?

 

In sostanza, l‘Obiettivo è una proprietà fondamentale di quasi tutti gli esseri viventi. Perché allora la gestione per obiettivi incontra spesso una forte opposizione nelle nostre aziende? Di cosa stava davvero parlando Drucker?

 

Nel 1954, Peter Drucker ha pubblicato il suo libro  The Practice of Management, dove descrive l’approccio Management by Objectives, che provo a riassumerti:

 

Drucker ha sottolineato che il lavoro ad obiettivi dovrebbe essere utilizzato per l’auto-riflessione e la conoscenza, non come uno strumento di controllo dall’alto verso il basso. Secondo Drucker, gli obiettivi sono un tipo speciale di relazione tra un manager e un collaboratore in cui l’attenzione è rivolta alla ricerca di opportunità e all’esplorazione delle sfide associate alla strategia dell’organizzazione.

 

Sfortunatamente, invece di quello, MBO viene spesso utilizzato dai manager per manipolare i loro subordinati e l’obiettivo diventa una merce di scambio.

 

Secondo alcune ricerche l’abuso di MBO è la causa del 70% dell’insoddisfazione dei collaboratori e il conseguente turnover.

 

Nel 1999, Drucker ha scritto il libro Managing Oneself ↗, dove dichiara che il bisogno e la missione principale di una persona moderna è controllarsi, invece di fare ciò che gli viene detto. I dipendenti dovrebbero concentrarsi sui propri valori come unico criterio per scegliere un posto e sull’assunzione di responsabilità per le relazioni all’interno dell’organizzazione, poiché le organizzazioni moderne si basano su “fiducia e comprensione”. O dovrebbero.

 

“Le persone qualificate dovrebbero gestirsi da sole”, ha raccomandato Drucker, aggiungendo: “Dovrebbero avere indipendenza nel processo decisionale”. Con questo, ha sottolineato un criterio molto importante per la corretta attuazione del suo approccio:

 

La gestione degli obiettivi riguarda il volontariato per migliorare te stesso. Il criterio per il successo di tale lavoro sono gli obiettivi del team e dell’azienda che la persona prende come propri.

 

Peter Drucker si considerava un “ecologista sociale”. Quindi non c’è da meravigliarsi che il suo approccio MBO possa essere utilizzato impropriamente nelle organizzazioni in cui le persone sono viste semplicemente come strumenti per raggiungere gli obiettivi.

 

L’idea che puoi gestire qualcosa solo se puoi misurarla è spesso attribuita a Drucker, ma non l’ha mai detto. In una delle conversazioni con i suoi clienti, Drucker elenca le seguenti risorse della personalità più importanti nel mondo degli affari:

  • rapporti con le persone
  • sviluppare la fiducia reciproca
  • identificazione delle persone
  • team building

 

 Ha detto che tali beni non possono essere misurati o facilmente definiti.

 

Da una intervista a  Gilles Clément:

 

A cosa serve concretamente, osservare, interpretare, leggere il paesaggio?
Non ci sono altri scopi oltre a quello di sapere dove si abita. Capire l’ambiente in cui si vive, permette di sapere come agire, come fare dei buoni gesti, come consentire l’emergere di un futuro felice.

 

Se la tua azienda non sa quante donne ci sono nell’IT o quanti uomini sono nelle risorse umane o minoranze che ricoprono posizioni di leadership, non può fissare un obiettivo.

 

“Nel nostro mestiere sostengo spesso che non fare niente è utile a tutti. Perché se non si fa niente, la terra diventa un terreno incolto e poi una foresta. Che produce ossigeno di cui noi abbiamo bisogno per vivere e che tutti condividiamo. Ma si può anche intervenire. E in questo caso non si tratta più di Terzo paesaggio ma di Giardino.” – G.Clément

 

Il Terzo Paesaggio è fatto dalle erbacce, lo svilupparsi di vegetali non programmati e tanto meno voluti, che colonizzano luoghi in ottica di sopravvivenza. Ma che riescono a trasformare in una riserva di piante e nuovo ossigeno anche luoghi privati di vegetazione e vicini al declino.

 

Con una certa Resilienza.
Capita la metafora, si?

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, come va?

Con oggi la resilienza riconquista la pole delle 5 top keywords 2021.
Subito seguita da Build Back Better, la parola d’ordine della sostenibilità.

 

Oggi, infatti, parliamo di piante infestanti: edera e/o di menta. Insomma tutte quelle fastidiose erbacce che invadono i nostri palazzi e che crescono intorno alle rovine. Ma prima che tu ti possa confondere, non parleremo di come ben il 69% dei professionisti si aspetti che i consumatori siano maggiormente coinvolti dalle tematiche green e di tutela dell’ambiente rispetto a prima dello scoppio della pandemia. Nemmeno di riduzione della plastica e minori sprechi, in primis di cibo.

 

Oggi parliamo del Manifesto del Terzo Paesaggio di Gilles Clément↗
Il tuo “motore di crescita” dedicato in grado di costruire iniziative promettenti: un’innovazione ripetibile e di successo. Ed è anche il motivo per cui, alcuni, credono che il Management by Objectives (MBO) sia un’utopia.

 

Prenditi il giusto tempo. Oggi sono andato lungo.
Tanto abbiamo tre settimane in casa.

 

GO↓ 

Frammenti di Paesaggi

Niente viene misurato e non ci sono risultati SMART

 

Gilles Clément pubblica 64 pagine per dire che il paesaggio è molto più di quello che vediamo, che ci sono delle zone che sfuggono al nostro controllo e che il ciglio della strada, l’orlo dei campi, una torbiera o un piccolo orto non più coltivato, un piazzale invaso dalle erbacce o il margine di un’area industriale, laddove non ci sia l’intervento dell’uomo, sono “residui” dove trova rifugio la diversità.

 

E dove, in potenza, potrebbero nascere cose nuove, case nuove, idee nuove, forze nuove.  E’ un elogio dell’incolto, una lode all’incompiuto.

 

“Un elogio a quella biodiversità che ha in sé i germi di un cambiamento ma che potrebbe anche non cambiare.”

 

Come avrai notato, i temi della diversità, dell’equità e dell’inclusione sono piuttosto scottanti in questo momento. Forse perché, data l’importanza del talento nell’accelerare il progresso, è fondamentale adottare una mentalità a ciclo continuo sulle persone, non solo per mantenere il talento giusto, ma anche per sviluppare le capacità delle persone che già sono presenti.

 

Forse abbiamo compiuto progressi. Ma, allora perché dobbiamo continuare a parlarne? La semplice risposta è che non abbiamo compiuto progressi sufficienti .

 

Il focus è che le organizzazioni stanno cercando di risolvere ogni singolo problema, tutto in una volta e niente viene misurato.

Peter Drucker, un “ecologista sociale”

Puoi solo gestire ciò che puoi misurare, davvero?

 

In sostanza, l‘Obiettivo è una proprietà fondamentale di quasi tutti gli esseri viventi. Perché allora la gestione per obiettivi incontra spesso una forte opposizione nelle nostre aziende? Di cosa stava davvero parlando Drucker?

 

Nel 1954, Peter Drucker ha pubblicato il suo libro  The Practice of Management, dove descrive l’approccio Management by Objectives, che provo a riassumerti:

 

Drucker ha sottolineato che il lavoro ad obiettivi dovrebbe essere utilizzato per l’auto-riflessione e la conoscenza, non come uno strumento di controllo dall’alto verso il basso. Secondo Drucker, gli obiettivi sono un tipo speciale di relazione tra un manager e un collaboratore in cui l’attenzione è rivolta alla ricerca di opportunità e all’esplorazione delle sfide associate alla strategia dell’organizzazione.

 

Sfortunatamente, invece di quello, MBO viene spesso utilizzato dai manager per manipolare i loro subordinati e l’obiettivo diventa una merce di scambio.

 

Secondo alcune ricerche l’abuso di MBO è la causa del 70% dell’insoddisfazione dei collaboratori e il conseguente turnover.

 

Nel 1999, Drucker ha scritto il libro Managing Oneself ↗, dove dichiara che il bisogno e la missione principale di una persona moderna è controllarsi, invece di fare ciò che gli viene detto. I dipendenti dovrebbero concentrarsi sui propri valori come unico criterio per scegliere un posto e sull’assunzione di responsabilità per le relazioni all’interno dell’organizzazione, poiché le organizzazioni moderne si basano su “fiducia e comprensione”. O dovrebbero.

 

“Le persone qualificate dovrebbero gestirsi da sole”, ha raccomandato Drucker, aggiungendo: “Dovrebbero avere indipendenza nel processo decisionale”. Con questo, ha sottolineato un criterio molto importante per la corretta attuazione del suo approccio:

 

La gestione degli obiettivi riguarda il volontariato per migliorare te stesso. Il criterio per il successo di tale lavoro sono gli obiettivi del team e dell’azienda che la persona prende come propri.

 

Peter Drucker si considerava un “ecologista sociale”. Quindi non c’è da meravigliarsi che il suo approccio MBO possa essere utilizzato impropriamente nelle organizzazioni in cui le persone sono viste semplicemente come strumenti per raggiungere gli obiettivi.

 

L’idea che puoi gestire qualcosa solo se puoi misurarla è spesso attribuita a Drucker, ma non l’ha mai detto. In una delle conversazioni con i suoi clienti, Drucker elenca le seguenti risorse della personalità più importanti nel mondo degli affari:

  • rapporti con le persone
  • sviluppare la fiducia reciproca
  • identificazione delle persone
  • team building

 

 Ha detto che tali beni non possono essere misurati o facilmente definiti.

 

Da una intervista a  Gilles Clément:

 

A cosa serve concretamente, osservare, interpretare, leggere il paesaggio?
Non ci sono altri scopi oltre a quello di sapere dove si abita. Capire l’ambiente in cui si vive, permette di sapere come agire, come fare dei buoni gesti, come consentire l’emergere di un futuro felice.

 

Se la tua azienda non sa quante donne ci sono nell’IT o quanti uomini sono nelle risorse umane o minoranze che ricoprono posizioni di leadership, non può fissare un obiettivo.

 

“Nel nostro mestiere sostengo spesso che non fare niente è utile a tutti. Perché se non si fa niente, la terra diventa un terreno incolto e poi una foresta. Che produce ossigeno di cui noi abbiamo bisogno per vivere e che tutti condividiamo. Ma si può anche intervenire. E in questo caso non si tratta più di Terzo paesaggio ma di Giardino.” – G.Clément

 

Il Terzo Paesaggio è fatto dalle erbacce, lo svilupparsi di vegetali non programmati e tanto meno voluti, che colonizzano luoghi in ottica di sopravvivenza. Ma che riescono a trasformare in una riserva di piante e nuovo ossigeno anche luoghi privati di vegetazione e vicini al declino.

 

Con una certa Resilienza.
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