Hey, come stai?

Sarà una settimana piena di impegni?

 

Mentre ci pensi, voglio che tu sappia che questo Remarks è molto lungo, ma ti assicuro che ne vale la pena.
Ti spoilero semplicemente la nostra Growth Strategy e l’ospite di oggi ti regala un guida sulla Content Strategy.
Vedi tu!

 

Non so ancora bene come sarà la mia: puoi programmare tutti i calendari che vuoi, ma ci sarà sempre un imprevisto. Intanto ti sintetizzo quella che ho appena passato:

 

8.30 Provi a farti largo tra le notifiche e inviti ad eventi in calendario

9:00 Neanche il tempo di leggere le mail del weekend che arriva la prima chiamata

9:30 Sono li per rispondere ad una prima e-mail, ma no! Seconda chiamata

10:00 Liquidi la precedente perché hai una prima riunione su Whereby

11:30 Chiudi l’incontro che doveva durare 30 minuti

5 minuti Non fai neanche a tempo a preparare un caffè

11:40 Rispondi finalmente alla prima e-mail. Si, prima e sola! Questa volta Skype

12:15 Forse riesco a compicciare qualcosa…Dici? Urgenza su Slack!

13:20 Beh, salto il pranzo?

 

Non dire nulla! Provo ad indovinare, succede anche a te!

 

Nonostante tutto, però, è stata una delle settimane più produttive in assoluto per questo progetto, ma anche per la mia persona. Tra ufficio e Catobi Strategy penso di aver superato qualsiasi record di durata di una Call consecutiva (ho sfiorato le 4h, 3.56 minuti). Come fare fuori una commessa con un Iphone 🤟

Ma nel farlo, sono riuscito a conoscere professionisti, persone davvero in gamba. Molti di loro si sono voluti unire a questa Crew. Addirittura 4 di loro, non solo stanno leggendo questo Remarks insieme a te, ma hanno presentato un loro format per questo progetto. Ma a breve te li farò conoscere. Tu intanto preparati, ci sanno molte novità. Vedrai, ti piaceranno molto!

 

Tra l’altro, ormai ti avrò annoiato, ma ricordati che qui le tue idee, i tuoi progetti e/o contributi che possono portare valore a tutti noi, sono sempre ben accetti. Perciò, non farti nessun problema a scrivermi↗

 

Che sia stato Skype, Zoom o WhatsApp, mi sono reso conto che, gira e rigira, ogni chiacchierata portava sempre alla solita domanda e alla medesima risposta a prescindere che si parlasse di Catobi oppure dei progetti strategici dell’interlocutore. Te le sintetizzo entrambe:

 

– “Come possiamo sviluppare le relazioni con i nostri clienti in ogni fase della canalizzazione di vendita?” – 

-“Fiducia ed empatia.”-

 

Il tempo di razionalizzare la cosa e sono scappato a rivedermi tutto il piano di Lead Generation, Lead Nurturing e i relativi Lead Score, Content e Automation Marketing e ho subito messo a terra due o tre indagini da inviarti.

Ah proposito, lunedì scorso ho fatto un breve memorandum proprio sul Lead Nurturing. Ho notato solo dopo che dalla fretta ci sono alcuni refusi in grafica, spero che tu mi possa perdonare. Lo trovi qui↗

 

Mi ha fatto piacere scoprire che dalle Survey proposte, il tono e lo stile delle comunicazioni di Lead Nurturing aderisce a ciò a cui ambisce il posizionamento di CatobiStrategy (pagina LinkedIn)

Fiducia ed Empatia

 

Due parole, un universo che si apre…
In realtà credo che se ne aprano N°. Quello più vicino e comune a qualsiasi ciclo di crescita, rapido e strutturato è il Content Management

 

“Content is where I expect much of the real money will be made on the Internet […]” – Bill Gates

 

Bill Gates, ovviamente, c’era già arrivato nel 1996. La citazione è stata presa da un articolo che è stato rimosso dal sito Microsoft, ma che grazie a Wayback Machine, puoi trovare qui↗

 

“Content is The King”

 

Quante volte lo avrai sentito dire? Non credo esista un concetto più inflazionato… Comunque, rimane indiscutibilmente vero. Titolo regale o meno, in Catobi è stata sicuramente la chiave di questo primo successo.

Growth Loops: Content is the (y)our Key

 

Qualche Lunedì fa, mi sembra nel Remark No. 5↗, ti ho accennato come in CatobiStrategy abbiamo usato un framework di crescita molto veloce e semplice: un sistema in cui abbiamo sfruttato la nostra base di utenti esistente per garantire che questa community fosse costantemente esposta a un nuovo pubblico e senza costi aggiuntivi.

Cosa sono i Growth Loops?

Brian Balfour↗, Fondatore / CEO @ Reforge li definisce come:

 

“Loops are closed systems where the inputs through some process generates more of an output that can be reinvested in the input. There are growth loops that serve different value creation including new users, returning users, defensibility, or efficiency.”

 

 

Come sempre, per renderti le idee più chiare possibili, ti porto ad esempio la mia esperienza. Questa volta, però, nessuna disperazione ma tanto entusiasmo e content! Fino a qui tutto chiaro?

 

Dato che, come capirai bene, questo progetto non dispone di risorse, tempi e strutture che ci permettono di avere un controllo totale sul funnel di acquisizione (almeno come vorrei io) e tanto meno investimenti che possano portarci traffico nella fase alta dell’imbuto ( e ti assicuro che puoi essere bravo quanto vuoi, ma troppo spesso chi arriva li non è un “Lead qualificato”: che valore avrebbe portato all’interno di una community che vuole essere un campo di battaglia di esperienze, professioni e passioni multidisciplinari?). L’unica alternativa era quella di affidare la nostra “rete commerciale” proprio a te. In target, ingaggiato e appassionato: un ottimo ambasciatore. Non credi?

 

Non dimenticarti, poi, che non controlliamo le regole dei canali. I canali controllano le regole. Di conseguenza, dobbiamo modellare la nostra proposta per adattarlo ai canali, non viceversa.

 

Content is Coming!

 

Per far funzionare un circuito di crescita, l’utente deve ricevere un valore reale per attirare più utenti nel prodotto. Il ciclo di crescita non funzionerà se il valore offerto non è importante per l’utente. Più utenti hai, più utenti vengono coinvolti.

 

La nostra chiave, il canale per dimostrarti ( e non pubblicizzare) il nostro scopo sono stati proprio i contenuti. Mi piacerebbe approfondire come siamo riusciti a moltiplicarli e distribuirli ottimizzando così Effort Vs Impact, ma non mi basterebbero altri due Remaks. Ma, se ti fa piacere, fissiamo uno slot e ne parliamo. Scrivimi pure↗

 

Esistono tre elementi principali che dovresti conoscere per ogni passaggio del ciclo:

  • Cosa: l’azione / attività che si verifica nel ciclo
  • Chi: la persona (azienda, utente, fornitore, ecc.) che esegue l’azione
  • Perché: la ragione o l’incentivo a intraprendere tale azione

 

I nostri Loops?

  • Personal Viral loop: evidentemente i contenuti sono piaciuti. Ci sono state tante discussioni nel web (es. vd. Stories Instagram)
  • User generated content loop: abbiamo sfruttato il contenuto degli utenti per aumentare il nostro traffico organico (es. Social Proof – Blog Post)
  • Supply-side content loop: abbiamo incoraggiato gli utenti a promuovere i nostri contenuti (es. Friends Referral)

 

Un esempio di Growth Loops?

  1. Un nuovo utente si iscrive alla Newsletter
  2. % legge il Remarks
  3. % invia il Remarks a colleghi
  4. mentre leggono, scoprono i contenuti fruibili su Catobi e vanno su catobistrategy.com
  5. % di coloro che si iscrivono nel tempo ripetendo il passaggio 1

 

E’ un caso reale, è davvero successo: la Digital Strategist, di una famosa Web Agency di Milano, ha inoltrato il nostro Remarks a 10 colleghi e al suo CEO. La quale, a sua volta, ha inoltrato la nostra newsletter a 9 delle sue prime e seconde linee.  Dopo un giorno sono diventati 10 i colleghi che hanno aderito. Chiaramente conosco l’intera dinamica, perché ero troppo incuriosito e le ho contattate subito per capire esattamente quale fosse stato il K-factor

 

K factor: qual è Il Coefficiente Virale?

 

Il coefficiente virale è il numero di nuovi utenti che un utente attivo porta al tuo progetto (servizio o prodotto).

 

Coefficiente virale = Numero medio di azioni per utente * Tasso di conversione

 

Nel caso appena presentato, il nostro Remarks era stato inviato a 29 colleghi.
Praticamente 10 inviti (azioni) ciascuno. Il tasso di conversione è stato pari al 34,48%. Quindi il K-Factor è stato pari a 3,4. Altissimo! Ma attenzione, questo è un caso eccezionale e singolo. Personalmente, tendo a calcolarlo, facendo la media di tutte le azioni svolte negli ultimi 30gg e non nel singolo evento. L’importante è che risulti + di 1, significa che la base di utenti tenderà a crescere in forma virale.

 

Molto più interessante, sicuramente, è stato il Viral Cycle Time, il tempo che intercorre tra un utente che invia un invito e qualcuno che diventa un utente attraverso quell’invito e invia a sua volta almeno un referral. Che è quello che è successo nel caso che ti ho descritto!

 

Hai bisogno di vedere con i tuoi occhi il funzionamento? O sperimentare tu stesso quello che ti ho appena raccontato e condiviso? Potrai essere tu stesso il fautore di un Supply-side content loop. Ti basta cliccare esattamente qui↗ 

Key Takeaways: Content Strategy

 

Come ti dicevo qualche decina di migliaia di battute sopra, è stata una settimana piena di incontri. Tra i tanti, Simone, il quale, mentre gli parlavo della nostra Growth Strategy, si è talmente appassionato che ha voluto proporre un rapido contributo alla causa. Come fare a dire di no a così tanta energia?

Perciò non mi dilungo ulteriormente e lascio la scena all’amico “romano”

 

Ciao sono Simone Barilaro, amo scrivere su qualsiasi cosa meno che su di me – ho qualche problema con le bio. Anche se ho capito che per questa, sarebbe bastato offendere Tommaso 😜  e sono Digital Marketer di Enzima a Roma.

 

Nel tempo libero gioco a tennis e genero idee che possano rendere l’ecosistema digital un posto migliore.

 

Il contenuto che ti propongo è composto da un processo che ti aiuterà a sviluppare, implementare e scalare la tua strategia content. Lo scopo è quello di fornire una panoramica delle diverse fasi di sviluppo di una content strategy di contenuto scalabile.

 

Cercherò di esser il più chiaro possibile e soprattutto di riassumere alcune delle best practices che ho imparato sul campo e che tutt’oggi metto in campo per la comunicazione di Enzima. Le fasi in questione sono 5 e così suddivise:

 

  1. Pianificazione

  2. Valutazione

  3. Analisi

  4. Sviluppo 

  5. Mantenere 

 

Fase 1: Pianifica il tuo successo! 

 

Questa prima fase include 3 attività core, ossia:

 

  1. Scelta del modello di governance per i contenuti. Questo step definisce come il contenuto viene creato, mantenuto, chi farà parte del processo e quali saranno i flussi di lavoro. I modelli esistenti sono centralizzato, ibrido o decentralizzato ( a seconda delle persone coinvolte e la grandezza dell’organizzazione per cui si sta lavorando)

     

  2. Interviste con le parti interessate: Lo scopo di questo passo è quello di comprendere il contesto completo. Chi crea i contenuti, chi li rivede, chi li approva, dove vengono archiviati e gestiti i contenuti e quali sono i processi in corso. Qui si vuole anche identificare quali sono le lacune e i punti deboli così da rendere chiari gli obiettivi di business. Al termine di questa fase gli obiettivi dovranno esser chiari per chiunque sia coinvolto.

     

  3. Sviluppa la Roadmap dei tuoi contenuti: servirà a fornire la tempistica di tutte le attività relative ai contenuti e chiarirà quali sono gli output.

 

 

Fase 2: Valuta e metti le mani in pasta!

 

Questa include 6 attività core, quali:

 

  1. Customer experience: Come vive l’utente i nostri contenuti? Siamo in grado di soddisfare le aspettative degli utenti? Quali sono i punti deboli? I nostri content goals sono in linea con le esigenze e le content preferences dei nostri utenti target? L’user journey ha senso? Sono un po’ le domande da farsi, ma una volta ottenuta risposta sarà tutto in discesa 😉

     

  2. Inventario dei contenuti: Lo scopo dell’inventario è quello di fornire un quadro completo di contenuti che l’azienda possiede. Se è troppo ampio, è possibile restringere il campo di applicazione ad un solo dipartimento o tipo di contenuto per iniziare.

     

  3. Content audit: A differenza dell’inventario, l’audit si concentra sulla qualità, non sulla quantità del contenuto. Quindi, una volta che l’inventario è pronto, è possibile ampliarlo lavorando all’analisi qualitativa. Questo aiuterà a identificare i contenuti che necessitano di miglioramenti.

     

  4. Analisi dei competitor:  Che tipo di contenuti stanno creando i miei competitor? Il tuo utente target vede un tuo competitor come potenziale leader della tua stessa nicchia? Ci sono dei pain points degli utenti di cui il tuo competitor non si sta preoccupando? Ci sono formati di contenuto che performano meglio per i tuoi competitor? Piccola tips, parti con 3-5 competitor per capire il quadro iniziale, non serve fare un’analisi super corposa.

     

  5. Identificazione del content gap: lo scopo di questo passo è quello di dare una direzione e di aiutare a decidere su cosa lavorare e cosa invece va saltato per il momento. Inoltre, l’analisi dei gap dovrebbe aiutare a vedere più chiaramente i punti deboli dei vostri processi e le eventuali zone/aree di sperimentazione.

     

  6. Documento di strategia del contenuto: Tutti i punti percorsi finora dovrebbero – il mio è un suggerimento – essere inclusi o citati nel documento di strategia dei contenuti, che è l’output finale di questa 2nda fase. Diciamo una sorta di piccolo recap 🙂

 

Fase 3: Analizza e tieniti forte!

 

Le fasi successive si concentrano sulla definizione della direzione da prendere per il futuro e sulla sua execution. Questo riguarda gli aspetti pratici come la struttura del contenuto, la stesura, la produzione, la gestione, l’obiettivo di indirizzamento e così via. I punti più importanti di questa fase sono:

 

  1. Personas e user journey: Fino ad ora si sono esaminati quali contenuti si hanno a disposizione e come essi influiscano sugli utenti, ma non si è ancora parlato dei nostri utenti target. Ora è il momento in cui si decide chi vogliamo effettivamente che ci ascolti d’ora in poi. Inoltre, in questa fase, si esamina l’user journey dell’utente, da non scordare.

     

  2. Content mapping: In questo step ci si concentra su quali contenuti devono essere “consegnati” agli utenti nelle diverse fasi del funnel/user journey. Qui si dovrebbe già sapere che tipo di format di contenuti si intende creare e come ognuno di essi debba esser pubblicato. Nel processo di content mapping ci si concentra meno sulla parte tecnica e più sull’esperienza dell’utente tenendo conto degli obiettivi che sono stati stabiliti.

     

  3. Sviluppo della tassonomia (può’ esser complicato lo so):  Il piano di tassonomia o piano dei metadata fornisce le linee guida per fornire contenuti personalizzati sui canali su cui si vuole comparire. Contribuisce a rendere i processi interni migliori – soprattutto per quanto riguarda la reperibilità dei contenuti. “Taggando” i contenuti e i tuoi asset si evita facilmente la duplicazione e i contenuti da riusare saranno facilmente trovabili.

 

Fase 4: Sei pronto? Si sviluppa.

 

Questa  è forse la parte più divertente e creativa di questa storiella a tema content. Questo perché una content strategy che si rispetti deve chiarire il tono di voce, i canali, deve includere il lifecycle process (all’inizio pensavo fosse una parolaccia anche io), il calendario di creazione e distribuzione dei tuoi contenuti. Le cose a cui devi lavorare sono:

 

  1. Sviluppo delle linee guida: Tono di voce, brand image e posizionamento.

     

  2. Tipologia di contenuti e matrici dei canali: Quale tipo di contenuto verrà pubblicato? Su quale canale? E come avverrà? Userai tool di terze parti – come Buffer, Onlypult, Hootsuite? Chi è il responsabile di queste azioni? Chi viene coinvolto nella fase operativa?

     

  3. Lifecycle process content o processo del ciclo di vita dei contenuti: Dall’ideazione alla pubblicazione, mantenere il contenuto, tutti i workflow devono essere riportati nel documento della content strategy e resi accessibili a tutto il team coinvolto.

     

  4. Calendario di creazione e distribuzione dei contenuti: Dovresti sapere a cosa mi riferisco e qualora non lo sapessi, trovi qui ↗ un ottimo template.

     

  5. Metriche di performance dei contenuti: Esse variano ovviamente in base allo step del funnel su cui si sta lavorando. Ciò che obbligatorio è tenerle quotidianamente sott’occhio e prendere decisioni che rispecchiano ciò che i dati riportano.

 

Fase 5: Ora si mantiene sano il contenuto

 

A seconda della piattaforma di analisi utilizzata, è possibile creare report e dashboard che aiutino ad interpretare le performance dei contenuti ed estrapolare così informazioni utili. Ecco allora per concludere:

 

  1. Analisi del contenuto e report: L’analisi dei contenuti è fondamentale per capire cosa è andato e cosa no nei contenuti pubblicati. Creare dashboard e report datati e taggati con precisione permettono di avere uno storico su cui fare affidamento. Questo step è davvero importante. Comunque in Enzima da qualche mese usiamo Oviond ↗ pagandolo lifetime su AppSumo <100 euro – non becchiamo un euro per promuoverlo, è effettivamente un ottimo tool 🙂

     

  2. Ottimizzazione del contenuto: Solitamente si ottimizza quando si crea una nuova pagina/articolo o quando una pagina/articolo stanno performando male – ti puoi concentrare su due cose nello specifico, sul traffico o sulle conversioni. Per quanto riguarda i contenuti social ci stanno miliardi di fattori che possono esser ottimizzati attraverso a/b test (immagine, copy ecc..)

 

 

WOW, mi sono dilungato davvero troppo. Ma con Tommaso non potevo permettermi di sbagliare! Scappo, un saluto 😃

 

Grazie Simo, ci becchiamo a Roma!

 

Btw: ti avevo avvisato che sarebbe stato un lungo Remarks, ma sono altrettanto sicuro che lo avrai già salvato nella tua cartella “Preferiti”.

 

Buona settimana 👋

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Hey, come stai?

Sarà una settimana piena di impegni?

 

Mentre ci pensi, voglio che tu sappia che questo Remarks è molto lungo, ma ti assicuro che ne vale la pena.
Ti spoilero semplicemente la nostra Growth Strategy e l’ospite di oggi ti regala un guida sulla Content Strategy.
Vedi tu!

 

Non so ancora bene come sarà la mia: puoi programmare tutti i calendari che vuoi, ma ci sarà sempre un imprevisto. Intanto ti sintetizzo quella che ho appena passato:

 

8.30 Provi a farti largo tra le notifiche e inviti ad eventi in calendario

9:00 Neanche il tempo di leggere le mail del weekend che arriva la prima chiamata

9:30 Sono li per rispondere ad una prima e-mail, ma no! Seconda chiamata

10:00 Liquidi la precedente perché hai una prima riunione su Whereby

11:30 Chiudi l’incontro che doveva durare 30 minuti

5 minuti Non fai neanche a tempo a preparare un caffè

11:40 Rispondi finalmente alla prima e-mail. Si, prima e sola! Questa volta Skype

12:15 Forse riesco a compicciare qualcosa…Dici? Urgenza su Slack!

13:20 Beh, salto il pranzo?

 

Non dire nulla! Provo ad indovinare, succede anche a te!

 

Nonostante tutto, però, è stata una delle settimane più produttive in assoluto per questo progetto, ma anche per la mia persona. Tra ufficio e Catobi Strategy penso di aver superato qualsiasi record di durata di una Call consecutiva (ho sfiorato le 4h, 3.56 minuti). Come fare fuori una commessa con un Iphone 🤟

Ma nel farlo, sono riuscito a conoscere professionisti, persone davvero in gamba. Molti di loro si sono voluti unire a questa Crew. Addirittura 4 di loro, non solo stanno leggendo questo Remarks insieme a te, ma hanno presentato un loro format per questo progetto. Ma a breve te li farò conoscere. Tu intanto preparati, ci sanno molte novità. Vedrai, ti piaceranno molto!

 

Tra l’altro, ormai ti avrò annoiato, ma ricordati che qui le tue idee, i tuoi progetti e/o contributi che possono portare valore a tutti noi, sono sempre ben accetti. Perciò, non farti nessun problema a scrivermi↗

 

Che sia stato Skype, Zoom o WhatsApp, mi sono reso conto che, gira e rigira, ogni chiacchierata portava sempre alla solita domanda e alla medesima risposta a prescindere che si parlasse di Catobi oppure dei progetti strategici dell’interlocutore. Te le sintetizzo entrambe:

 

– “Come possiamo sviluppare le relazioni con i nostri clienti in ogni fase della canalizzazione di vendita?” – 

-“Fiducia ed empatia.”-

 

Il tempo di razionalizzare la cosa e sono scappato a rivedermi tutto il piano di Lead Generation, Lead Nurturing e i relativi Lead Score, Content e Automation Marketing e ho subito messo a terra due o tre indagini da inviarti.

Ah proposito, lunedì scorso ho fatto un breve memorandum proprio sul Lead Nurturing. Ho notato solo dopo che dalla fretta ci sono alcuni refusi in grafica, spero che tu mi possa perdonare. Lo trovi qui↗

 

Mi ha fatto piacere scoprire che dalle Survey proposte, il tono e lo stile delle comunicazioni di Lead Nurturing aderisce a ciò a cui ambisce il posizionamento di CatobiStrategy (pagina LinkedIn)

Fiducia ed Empatia

 

Due parole, un universo che si apre…
In realtà credo che se ne aprano N°. Quello più vicino e comune a qualsiasi ciclo di crescita, rapido e strutturato è il Content Management

 

“Content is where I expect much of the real money will be made on the Internet […]” – Bill Gates

 

Bill Gates, ovviamente, c’era già arrivato nel 1996. La citazione è stata presa da un articolo che è stato rimosso dal sito Microsoft, ma che grazie a Wayback Machine, puoi trovare qui↗

 

“Content is The King”

 

Quante volte lo avrai sentito dire? Non credo esista un concetto più inflazionato… Comunque, rimane indiscutibilmente vero. Titolo regale o meno, in Catobi è stata sicuramente la chiave di questo primo successo.

Growth Loops: Content is the (y)our Key

 

Qualche Lunedì fa, mi sembra nel Remark No. 5↗, ti ho accennato come in CatobiStrategy abbiamo usato un framework di crescita molto veloce e semplice: un sistema in cui abbiamo sfruttato la nostra base di utenti esistente per garantire che questa community fosse costantemente esposta a un nuovo pubblico e senza costi aggiuntivi.

Cosa sono i Growth Loops?

Brian Balfour↗, Fondatore / CEO @ Reforge li definisce come:

 

“Loops are closed systems where the inputs through some process generates more of an output that can be reinvested in the input. There are growth loops that serve different value creation including new users, returning users, defensibility, or efficiency.”

 

 

Come sempre, per renderti le idee più chiare possibili, ti porto ad esempio la mia esperienza. Questa volta, però, nessuna disperazione ma tanto entusiasmo e content! Fino a qui tutto chiaro?

 

Dato che, come capirai bene, questo progetto non dispone di risorse, tempi e strutture che ci permettono di avere un controllo totale sul funnel di acquisizione (almeno come vorrei io) e tanto meno investimenti che possano portarci traffico nella fase alta dell’imbuto ( e ti assicuro che puoi essere bravo quanto vuoi, ma troppo spesso chi arriva li non è un “Lead qualificato”: che valore avrebbe portato all’interno di una community che vuole essere un campo di battaglia di esperienze, professioni e passioni multidisciplinari?). L’unica alternativa era quella di affidare la nostra “rete commerciale” proprio a te. In target, ingaggiato e appassionato: un ottimo ambasciatore. Non credi?

 

Non dimenticarti, poi, che non controlliamo le regole dei canali. I canali controllano le regole. Di conseguenza, dobbiamo modellare la nostra proposta per adattarlo ai canali, non viceversa.

 

Content is Coming!

 

Per far funzionare un circuito di crescita, l’utente deve ricevere un valore reale per attirare più utenti nel prodotto. Il ciclo di crescita non funzionerà se il valore offerto non è importante per l’utente. Più utenti hai, più utenti vengono coinvolti.

 

La nostra chiave, il canale per dimostrarti ( e non pubblicizzare) il nostro scopo sono stati proprio i contenuti. Mi piacerebbe approfondire come siamo riusciti a moltiplicarli e distribuirli ottimizzando così Effort Vs Impact, ma non mi basterebbero altri due Remaks. Ma, se ti fa piacere, fissiamo uno slot e ne parliamo. Scrivimi pure↗

 

Esistono tre elementi principali che dovresti conoscere per ogni passaggio del ciclo:

  • Cosa: l’azione / attività che si verifica nel ciclo
  • Chi: la persona (azienda, utente, fornitore, ecc.) che esegue l’azione
  • Perché: la ragione o l’incentivo a intraprendere tale azione

 

I nostri Loops?

  • Personal Viral loop: evidentemente i contenuti sono piaciuti. Ci sono state tante discussioni nel web (es. vd. Stories Instagram)
  • User generated content loop: abbiamo sfruttato il contenuto degli utenti per aumentare il nostro traffico organico (es. Social Proof – Blog Post)
  • Supply-side content loop: abbiamo incoraggiato gli utenti a promuovere i nostri contenuti (es. Friends Referral)

 

Un esempio di Growth Loops?

  1. Un nuovo utente si iscrive alla Newsletter
  2. % legge il Remarks
  3. % invia il Remarks a colleghi
  4. mentre leggono, scoprono i contenuti fruibili su Catobi e vanno su catobistrategy.com
  5. % di coloro che si iscrivono nel tempo ripetendo il passaggio 1

 

E’ un caso reale, è davvero successo: la Digital Strategist, di una famosa Web Agency di Milano, ha inoltrato il nostro Remarks a 10 colleghi e al suo CEO. La quale, a sua volta, ha inoltrato la nostra newsletter a 9 delle sue prime e seconde linee.  Dopo un giorno sono diventati 10 i colleghi che hanno aderito. Chiaramente conosco l’intera dinamica, perché ero troppo incuriosito e le ho contattate subito per capire esattamente quale fosse stato il K-factor

 

K factor: qual è Il Coefficiente Virale?

 

Il coefficiente virale è il numero di nuovi utenti che un utente attivo porta al tuo progetto (servizio o prodotto).

 

Coefficiente virale = Numero medio di azioni per utente * Tasso di conversione

 

Nel caso appena presentato, il nostro Remarks era stato inviato a 29 colleghi.
Praticamente 10 inviti (azioni) ciascuno. Il tasso di conversione è stato pari al 34,48%. Quindi il K-Factor è stato pari a 3,4. Altissimo! Ma attenzione, questo è un caso eccezionale e singolo. Personalmente, tendo a calcolarlo, facendo la media di tutte le azioni svolte negli ultimi 30gg e non nel singolo evento. L’importante è che risulti + di 1, significa che la base di utenti tenderà a crescere in forma virale.

 

Molto più interessante, sicuramente, è stato il Viral Cycle Time, il tempo che intercorre tra un utente che invia un invito e qualcuno che diventa un utente attraverso quell’invito e invia a sua volta almeno un referral. Che è quello che è successo nel caso che ti ho descritto!

 

Hai bisogno di vedere con i tuoi occhi il funzionamento? O sperimentare tu stesso quello che ti ho appena raccontato e condiviso? Potrai essere tu stesso il fautore di un Supply-side content loop. Ti basta cliccare esattamente qui↗ 

Key Takeaways: Content Strategy

 

Come ti dicevo qualche decina di migliaia di battute sopra, è stata una settimana piena di incontri. Tra i tanti, Simone, il quale, mentre gli parlavo della nostra Growth Strategy, si è talmente appassionato che ha voluto proporre un rapido contributo alla causa. Come fare a dire di no a così tanta energia?

Perciò non mi dilungo ulteriormente e lascio la scena all’amico “romano”

 

Ciao sono Simone Barilaro, amo scrivere su qualsiasi cosa meno che su di me – ho qualche problema con le bio. Anche se ho capito che per questa, sarebbe bastato offendere Tommaso 😜  e sono Digital Marketer di Enzima a Roma.

 

Nel tempo libero gioco a tennis e genero idee che possano rendere l’ecosistema digital un posto migliore.

 

Il contenuto che ti propongo è composto da un processo che ti aiuterà a sviluppare, implementare e scalare la tua strategia content. Lo scopo è quello di fornire una panoramica delle diverse fasi di sviluppo di una content strategy di contenuto scalabile.

 

Cercherò di esser il più chiaro possibile e soprattutto di riassumere alcune delle best practices che ho imparato sul campo e che tutt’oggi metto in campo per la comunicazione di Enzima. Le fasi in questione sono 5 e così suddivise:

 

  1. Pianificazione

  2. Valutazione

  3. Analisi

  4. Sviluppo 

  5. Mantenere 

 

Fase 1: Pianifica il tuo successo! 

 

Questa prima fase include 3 attività core, ossia:

 

  1. Scelta del modello di governance per i contenuti. Questo step definisce come il contenuto viene creato, mantenuto, chi farà parte del processo e quali saranno i flussi di lavoro. I modelli esistenti sono centralizzato, ibrido o decentralizzato ( a seconda delle persone coinvolte e la grandezza dell’organizzazione per cui si sta lavorando)

     

  2. Interviste con le parti interessate: Lo scopo di questo passo è quello di comprendere il contesto completo. Chi crea i contenuti, chi li rivede, chi li approva, dove vengono archiviati e gestiti i contenuti e quali sono i processi in corso. Qui si vuole anche identificare quali sono le lacune e i punti deboli così da rendere chiari gli obiettivi di business. Al termine di questa fase gli obiettivi dovranno esser chiari per chiunque sia coinvolto.

     

  3. Sviluppa la Roadmap dei tuoi contenuti: servirà a fornire la tempistica di tutte le attività relative ai contenuti e chiarirà quali sono gli output.

 

 

Fase 2: Valuta e metti le mani in pasta!

 

Questa include 6 attività core, quali:

 

  1. Customer experience: Come vive l’utente i nostri contenuti? Siamo in grado di soddisfare le aspettative degli utenti? Quali sono i punti deboli? I nostri content goals sono in linea con le esigenze e le content preferences dei nostri utenti target? L’user journey ha senso? Sono un po’ le domande da farsi, ma una volta ottenuta risposta sarà tutto in discesa 😉

     

  2. Inventario dei contenuti: Lo scopo dell’inventario è quello di fornire un quadro completo di contenuti che l’azienda possiede. Se è troppo ampio, è possibile restringere il campo di applicazione ad un solo dipartimento o tipo di contenuto per iniziare.

     

  3. Content audit: A differenza dell’inventario, l’audit si concentra sulla qualità, non sulla quantità del contenuto. Quindi, una volta che l’inventario è pronto, è possibile ampliarlo lavorando all’analisi qualitativa. Questo aiuterà a identificare i contenuti che necessitano di miglioramenti.

     

  4. Analisi dei competitor:  Che tipo di contenuti stanno creando i miei competitor? Il tuo utente target vede un tuo competitor come potenziale leader della tua stessa nicchia? Ci sono dei pain points degli utenti di cui il tuo competitor non si sta preoccupando? Ci sono formati di contenuto che performano meglio per i tuoi competitor? Piccola tips, parti con 3-5 competitor per capire il quadro iniziale, non serve fare un’analisi super corposa.

     

  5. Identificazione del content gap: lo scopo di questo passo è quello di dare una direzione e di aiutare a decidere su cosa lavorare e cosa invece va saltato per il momento. Inoltre, l’analisi dei gap dovrebbe aiutare a vedere più chiaramente i punti deboli dei vostri processi e le eventuali zone/aree di sperimentazione.

     

  6. Documento di strategia del contenuto: Tutti i punti percorsi finora dovrebbero – il mio è un suggerimento – essere inclusi o citati nel documento di strategia dei contenuti, che è l’output finale di questa 2nda fase. Diciamo una sorta di piccolo recap 🙂

 

Fase 3: Analizza e tieniti forte!

 

Le fasi successive si concentrano sulla definizione della direzione da prendere per il futuro e sulla sua execution. Questo riguarda gli aspetti pratici come la struttura del contenuto, la stesura, la produzione, la gestione, l’obiettivo di indirizzamento e così via. I punti più importanti di questa fase sono:

 

  1. Personas e user journey: Fino ad ora si sono esaminati quali contenuti si hanno a disposizione e come essi influiscano sugli utenti, ma non si è ancora parlato dei nostri utenti target. Ora è il momento in cui si decide chi vogliamo effettivamente che ci ascolti d’ora in poi. Inoltre, in questa fase, si esamina l’user journey dell’utente, da non scordare.

     

  2. Content mapping: In questo step ci si concentra su quali contenuti devono essere “consegnati” agli utenti nelle diverse fasi del funnel/user journey. Qui si dovrebbe già sapere che tipo di format di contenuti si intende creare e come ognuno di essi debba esser pubblicato. Nel processo di content mapping ci si concentra meno sulla parte tecnica e più sull’esperienza dell’utente tenendo conto degli obiettivi che sono stati stabiliti.

     

  3. Sviluppo della tassonomia (può’ esser complicato lo so):  Il piano di tassonomia o piano dei metadata fornisce le linee guida per fornire contenuti personalizzati sui canali su cui si vuole comparire. Contribuisce a rendere i processi interni migliori – soprattutto per quanto riguarda la reperibilità dei contenuti. “Taggando” i contenuti e i tuoi asset si evita facilmente la duplicazione e i contenuti da riusare saranno facilmente trovabili.

 

Fase 4: Sei pronto? Si sviluppa.

 

Questa  è forse la parte più divertente e creativa di questa storiella a tema content. Questo perché una content strategy che si rispetti deve chiarire il tono di voce, i canali, deve includere il lifecycle process (all’inizio pensavo fosse una parolaccia anche io), il calendario di creazione e distribuzione dei tuoi contenuti. Le cose a cui devi lavorare sono:

 

  1. Sviluppo delle linee guida: Tono di voce, brand image e posizionamento.

     

  2. Tipologia di contenuti e matrici dei canali: Quale tipo di contenuto verrà pubblicato? Su quale canale? E come avverrà? Userai tool di terze parti – come Buffer, Onlypult, Hootsuite? Chi è il responsabile di queste azioni? Chi viene coinvolto nella fase operativa?

     

  3. Lifecycle process content o processo del ciclo di vita dei contenuti: Dall’ideazione alla pubblicazione, mantenere il contenuto, tutti i workflow devono essere riportati nel documento della content strategy e resi accessibili a tutto il team coinvolto.

     

  4. Calendario di creazione e distribuzione dei contenuti: Dovresti sapere a cosa mi riferisco e qualora non lo sapessi, trovi qui ↗ un ottimo template.

     

  5. Metriche di performance dei contenuti: Esse variano ovviamente in base allo step del funnel su cui si sta lavorando. Ciò che obbligatorio è tenerle quotidianamente sott’occhio e prendere decisioni che rispecchiano ciò che i dati riportano.

 

Fase 5: Ora si mantiene sano il contenuto

 

A seconda della piattaforma di analisi utilizzata, è possibile creare report e dashboard che aiutino ad interpretare le performance dei contenuti ed estrapolare così informazioni utili. Ecco allora per concludere:

 

  1. Analisi del contenuto e report: L’analisi dei contenuti è fondamentale per capire cosa è andato e cosa no nei contenuti pubblicati. Creare dashboard e report datati e taggati con precisione permettono di avere uno storico su cui fare affidamento. Questo step è davvero importante. Comunque in Enzima da qualche mese usiamo Oviond ↗ pagandolo lifetime su AppSumo <100 euro – non becchiamo un euro per promuoverlo, è effettivamente un ottimo tool 🙂

     

  2. Ottimizzazione del contenuto: Solitamente si ottimizza quando si crea una nuova pagina/articolo o quando una pagina/articolo stanno performando male – ti puoi concentrare su due cose nello specifico, sul traffico o sulle conversioni. Per quanto riguarda i contenuti social ci stanno miliardi di fattori che possono esser ottimizzati attraverso a/b test (immagine, copy ecc..)

 

 

WOW, mi sono dilungato davvero troppo. Ma con Tommaso non potevo permettermi di sbagliare! Scappo, un saluto 😃

 

Grazie Simo, ci becchiamo a Roma!

 

Btw: ti avevo avvisato che sarebbe stato un lungo Remarks, ma sono altrettanto sicuro che lo avrai già salvato nella tua cartella “Preferiti”.

 

Buona settimana 👋

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Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

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