Buondì, come sta andando?
Siamo alla 1° Week della nostra Summer Edition.

 

Come ti avevo anticipato lo scorso lunedì, da questa settimana inizia ufficialmente la nostra (anche tua) estate dove apriremo i nostri canali e la nostra community e faremo parlare per undici settimane , 11 super professionisti, i loro interessi, la loro conoscenza e tutta la loro professionalità.

 

Oggi parliamo di GenZ e Marketing con:

 

GO↓ 

GenZ’s Comms.

Come la Comunicazione Commerciale è morta.

 

1957. Tra le spire delle avanguardie artistiche del dopoguerra, nella sperduta provincia di Imperia, nacque un movimento di pensiero assolutamente fuori da ogni schema. Si trattava di un gruppo di intellettuali di estrema sinistra che, convinti di ribaltare ancora una volta il canone marxista, si iniziarono a definire “situazionisti” e fondarono una loro corrente di pensiero e azione politica.

 

Non furono pochi quelli che cercarono di spiegare questo movimento, ma l’Internazionale Situazionista pubblicato l’anno successivo chiarì il concetto: una “situazione” era un prendersi gioco della cultura imposta dalla società tradizionale e capitalista, letteralmente una decostruzione di ciò che già esiste, in vista di una ricostruzione dello stesso elemento con un nuovo significato.

 

Sembra complicato, ma la verità è che siamo così abituati a vedere “situazioni” che quasi non ce ne accorgiamo più. Un esempio? Basti pensare alle mille reinterpretazioni ironiche o satiriche dei loghi di McDonald’s o Coca Cola. Prendi un simbolo o una produzione dell’industria capitalistica o dello spettacolo, gioca con le forme, ribalta il significato, rendilo irriverente, ed ecco una “situazione”.

 

Ma questo cosa dovrebbe avere a che fare con la GenZ?
Letteralmente tutto. 

 

Conosci i “dank meme”? Se la risposta è no, dovresti dare un’occhiata al mondo di Reddit e 4chan, due social molto particolari, fioriti nell’ultima decade. La meta-ironia nella produzione di contenuto GenZ condivide lo stesso approccio alla ricostruzione di immagini in ottica “distruttiva”.

 

L’estetica sporca e appositamente “rovinata” di alcuni meme è diventata negli ultimi anni un’espressione comunemente accettata e – anzi – testimone di realismo della produzione visiva di una community. Il “nuovo situazionismo finisce per diffondersi senza alcuna connotazione ideologica, bensì con una forza estetica senza precedenti.

 

Si comincia dai collage, si arriva alle gif di scarsa qualità, fino a raggiungere i “deep fried meme”, immagini così rovinate dallo strumento “disturbo” di Photoshop da risultare quasi incomprensibili. Eppure, quel low quality dilagante non suscita disprezzo, piuttosto diventa la normalità per il feed dell’adolescente odierno, che si abitua a cercare nello scroll infinito ( link diretto→) solo contenuti con quel taglio estetico, oltre alla produzione amatoriale di video e foto dei suoi coetanei.

GenZ’s Comms.

Empaticamente senza filtri.

 

E le pubblicità patinate? I video perfetti in 4K?
Le gallerie di immagini ad altissima qualità? 

 

Spreco di budget su quel target (si vedano le pubblicazioni sulla Ad Blindness). La GenZ sa distinguere benissimo uno spot da un contenuto senza fini di lucro. 

 

Ma in questa battaglia inutile tra una generazione sfuggente e un approccio alla comunicazione legato a valori più estinti di un trilobita, iniziano a farsi largo aziende capaci di intercettare empaticamente la GenZ, come KFC Spagna, che da diversi anni è al centro di una piccola rivoluzione, link diretto→

 

La svolta è nel momento in cui ci si rende conto che la company di turno non deve convincere nessuno a comprare il proprio prodotto, ma solo far parlare di sé, in qualsiasi modo e senza paura di prendere posizioni e sbagliare. Sulla stessa trincea del content marketing, la GenZ sferra un altro colpo alle aziende tradizionali: la capacità di sfuggire alle filter bubble.
La bolla dei filtri (termine coniato dal sociologo Eli Parser) è letteralmente quell’insieme di informazioni “raccomandate per noi”, che la profilazione delle nostre azioni sul web crea inconsapevolmente (ma in maniera consenziente). Tuttavia, le nuove generazioni sembrano ormai consapevoli di queste bolle, e sviluppano strategie di coping per evitare di restare incastrati in questi filtri. 

 

Un esempio lampante ci viene da recenti rumors di TikTok, confermati da un boom di ricerche su Google a riguardo del tema, che molti utenti tendono a creare molteplici account in base al mood che li caratterizza quel giorno. In questo modo, non rischierà che l’algoritmo del feed di contenuti consigliati possa scontrarsi con la sua condizione psicologica. Unendo i puntini, emerge un tema fondamentale e fondante per la comunicazione marketing del futuro: il contenuto comunicato da un’azienda che voglia intercettare le nuove generazioni non può essere alimentato da fini manipolatori o commericali.

 

Raccontare una storia, sensibilizzare su un problema, informare su una novità, prendere una posizione sociale o politica è il fulcro argomentativo della nuova comunicazione marketing. Cercare di valorizzare i benefit di un prodotto caricandoli di valori non sentiti e distanti dal target, invece, è un colpo di rivoltella alla tempia del business.

 

Secondo svariati test effettuati su 4 brand italiani, un contenuto di carattere editoriale e divulgativo, senza nessun rimando al prodotto, girato in condizioni di “low quality” (montaggio amatoriale e riprese da smartphone) è possibile raggiungere valori di costi per 1000 impression su Meta e TikTok inferiore a € 0,50, molto meno di quelli offerti da qualsiasi agenzia.
La GenZ è un sistema chiuso. Il mondo esterno può cambiare e parlarle, ma essa resterà un cerchio invalicabile già ferito dai valori edonistici delle generazioni precedenti. Tuttavia, all’interno di quel cerchio, il sistema muta e si adatta al meglio per sopravvivere al contesto, come un fiume che si lascia guidare dagli argini. L’intervento che può fare il marketing ad oggi è lavorare di contesto. Creare uno scenario dove l’utente possa sentirsi stimolato a porsi la domanda all’origine del business: “Ho questo problema?”.

 

Se la risposta è sì, l’azienda e il suo prodotto/servizio saranno la prosecuzione della Customer Experience, attraverso molteplici passaggi di validazione (ricerca di recensioni, contenuti UGC, competitors), che porteranno l’utente a costruire una fiducia per il brand sufficiente per l’acquisto. Se la risposta è no, sarà comunque consapevole che quel problema esiste e che se un giorno dovesse incontrarlo, la nostra company potrebbe essere la soluzione.

 

In ogni caso, la comunicazione commerciale, è morta.

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, come sta andando?
Siamo alla 1° Week della nostra Summer Edition.

 

Come ti avevo anticipato lo scorso lunedì, da questa settimana inizia ufficialmente la nostra (anche tua) estate dove apriremo i nostri canali e la nostra community e faremo parlare per undici settimane , 11 super professionisti, i loro interessi, la loro conoscenza e tutta la loro professionalità.

 

Oggi parliamo di GenZ e Marketing con:

 

GO↓ 

GenZ’s Comms.

Come la Comunicazione Commerciale è morta.

 

1957. Tra le spire delle avanguardie artistiche del dopoguerra, nella sperduta provincia di Imperia, nacque un movimento di pensiero assolutamente fuori da ogni schema. Si trattava di un gruppo di intellettuali di estrema sinistra che, convinti di ribaltare ancora una volta il canone marxista, si iniziarono a definire “situazionisti” e fondarono una loro corrente di pensiero e azione politica.

 

Non furono pochi quelli che cercarono di spiegare questo movimento, ma l’Internazionale Situazionista pubblicato l’anno successivo chiarì il concetto: una “situazione” era un prendersi gioco della cultura imposta dalla società tradizionale e capitalista, letteralmente una decostruzione di ciò che già esiste, in vista di una ricostruzione dello stesso elemento con un nuovo significato.

 

Sembra complicato, ma la verità è che siamo così abituati a vedere “situazioni” che quasi non ce ne accorgiamo più. Un esempio? Basti pensare alle mille reinterpretazioni ironiche o satiriche dei loghi di McDonald’s o Coca Cola. Prendi un simbolo o una produzione dell’industria capitalistica o dello spettacolo, gioca con le forme, ribalta il significato, rendilo irriverente, ed ecco una “situazione”.

 

Ma questo cosa dovrebbe avere a che fare con la GenZ?
Letteralmente tutto. 

 

Conosci i “dank meme”? Se la risposta è no, dovresti dare un’occhiata al mondo di Reddit e 4chan, due social molto particolari, fioriti nell’ultima decade. La meta-ironia nella produzione di contenuto GenZ condivide lo stesso approccio alla ricostruzione di immagini in ottica “distruttiva”.

 

L’estetica sporca e appositamente “rovinata” di alcuni meme è diventata negli ultimi anni un’espressione comunemente accettata e – anzi – testimone di realismo della produzione visiva di una community. Il “nuovo situazionismo finisce per diffondersi senza alcuna connotazione ideologica, bensì con una forza estetica senza precedenti.

 

Si comincia dai collage, si arriva alle gif di scarsa qualità, fino a raggiungere i “deep fried meme”, immagini così rovinate dallo strumento “disturbo” di Photoshop da risultare quasi incomprensibili. Eppure, quel low quality dilagante non suscita disprezzo, piuttosto diventa la normalità per il feed dell’adolescente odierno, che si abitua a cercare nello scroll infinito ( link diretto→) solo contenuti con quel taglio estetico, oltre alla produzione amatoriale di video e foto dei suoi coetanei.

GenZ’s Comms.

Empaticamente senza filtri.

 

E le pubblicità patinate? I video perfetti in 4K?
Le gallerie di immagini ad altissima qualità? 

 

Spreco di budget su quel target (si vedano le pubblicazioni sulla Ad Blindness). La GenZ sa distinguere benissimo uno spot da un contenuto senza fini di lucro. 

 

Ma in questa battaglia inutile tra una generazione sfuggente e un approccio alla comunicazione legato a valori più estinti di un trilobita, iniziano a farsi largo aziende capaci di intercettare empaticamente la GenZ, come KFC Spagna, che da diversi anni è al centro di una piccola rivoluzione, link diretto→

 

La svolta è nel momento in cui ci si rende conto che la company di turno non deve convincere nessuno a comprare il proprio prodotto, ma solo far parlare di sé, in qualsiasi modo e senza paura di prendere posizioni e sbagliare. Sulla stessa trincea del content marketing, la GenZ sferra un altro colpo alle aziende tradizionali: la capacità di sfuggire alle filter bubble.
La bolla dei filtri (termine coniato dal sociologo Eli Parser) è letteralmente quell’insieme di informazioni “raccomandate per noi”, che la profilazione delle nostre azioni sul web crea inconsapevolmente (ma in maniera consenziente). Tuttavia, le nuove generazioni sembrano ormai consapevoli di queste bolle, e sviluppano strategie di coping per evitare di restare incastrati in questi filtri. 

 

Un esempio lampante ci viene da recenti rumors di TikTok, confermati da un boom di ricerche su Google a riguardo del tema, che molti utenti tendono a creare molteplici account in base al mood che li caratterizza quel giorno. In questo modo, non rischierà che l’algoritmo del feed di contenuti consigliati possa scontrarsi con la sua condizione psicologica. Unendo i puntini, emerge un tema fondamentale e fondante per la comunicazione marketing del futuro: il contenuto comunicato da un’azienda che voglia intercettare le nuove generazioni non può essere alimentato da fini manipolatori o commericali.

 

Raccontare una storia, sensibilizzare su un problema, informare su una novità, prendere una posizione sociale o politica è il fulcro argomentativo della nuova comunicazione marketing. Cercare di valorizzare i benefit di un prodotto caricandoli di valori non sentiti e distanti dal target, invece, è un colpo di rivoltella alla tempia del business.

 

Secondo svariati test effettuati su 4 brand italiani, un contenuto di carattere editoriale e divulgativo, senza nessun rimando al prodotto, girato in condizioni di “low quality” (montaggio amatoriale e riprese da smartphone) è possibile raggiungere valori di costi per 1000 impression su Meta e TikTok inferiore a € 0,50, molto meno di quelli offerti da qualsiasi agenzia.
La GenZ è un sistema chiuso. Il mondo esterno può cambiare e parlarle, ma essa resterà un cerchio invalicabile già ferito dai valori edonistici delle generazioni precedenti. Tuttavia, all’interno di quel cerchio, il sistema muta e si adatta al meglio per sopravvivere al contesto, come un fiume che si lascia guidare dagli argini. L’intervento che può fare il marketing ad oggi è lavorare di contesto. Creare uno scenario dove l’utente possa sentirsi stimolato a porsi la domanda all’origine del business: “Ho questo problema?”.

 

Se la risposta è sì, l’azienda e il suo prodotto/servizio saranno la prosecuzione della Customer Experience, attraverso molteplici passaggi di validazione (ricerca di recensioni, contenuti UGC, competitors), che porteranno l’utente a costruire una fiducia per il brand sufficiente per l’acquisto. Se la risposta è no, sarà comunque consapevole che quel problema esiste e che se un giorno dovesse incontrarlo, la nostra company potrebbe essere la soluzione.

 

In ogni caso, la comunicazione commerciale, è morta.

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