Buondì, come va?
Abbiamo bisogno di un pensiero digitalmente diverso 

 

come ti accennavo nello scorso Remarks, giovedì siamo arrivati ai primi 365 giorni di questo progetto. Se il 5 maggio di un anno fa, siamo nati come un movimento digitale. Oggi, grazie anche a te, siamo lo spazio riconosciuto dove le persone possono sentirsi libere di condividersi.  E’ un anno che ci ha visto tutti coinvolti in qualcosa che nessuno si aspettava; non il migliore per fare grandi festeggiamenti, ma era doveroso ringraziarti. Quindi, se scorri, trovi il tuo invito personale per il C-Day,  il 17 Maggio alle 19.00.

 

Oggi usciamo anche con il Refresh della nostra Comms. Settimane di lavoro talmente interessanti e illuminanti, che sono riuscite ad accendermi un problema che mi rimbalzava in testa già da un po’ e del quale soffro.

 

La nostra capacità di diventare grandi esperti di marketing, manager, leader e imprenditori si basa sul fatto che siamo in grado di prendere decisioni sicure e ben informate su base regolare e coerente. Le decisioni tempestive sono fondamentali per un’azienda, dalla progettazione di un nuovo prodotto alla risoluzione dei problemi contabili, il nostro lavoro quotidiano di routine si sviluppa con le decisioni.

 

Ma la verità è che nel processo decisionale, è impossibile ottenere informazioni perfette. E questo in realtà ci sta anche bene, forse perché ci riduce anche la responsabilità. Il fatto che non esista il 100% in sostanza ci consola.

 

Ma soltanto fino a quando non arriva una nuova idea.

 

→ C-day Invitation
GO↓

La regola del 40-70

Il paradosso della paralisi perfetta

 

Mettendo a terra il refresh, ho fatto letteralmente impazzire Emanuel, il nostro Digital Communication Designer, perché ho generato in lui un sovraccarico di informazioni: il primo problema malvagio all’interno delle nostre organizzazioni. Un problema malvagio è un problema sociale o culturale che è difficile o impossibile da risolvere a causa della natura interconnessa di questi problemi. Qui trovi lo studio di uno dei primi a formalizzare questa teoria, Horst Rittel↗

 

Di solito si innesca un loop senza fine di questa portata, dimmi se ti ci ritrovi:

  • Il Board punta il dito contro i collaboratori dicendo che spetta ai dipendenti imparare a gestire il proprio tempo e organizzare il proprio lavoro.
  • I collaboratori puntano il dito contro il Board perché si aspettano troppa disponibilità, lanciano troppi messaggi inutili e non hanno tempo per pensare e organizzare.
  • I collaboratori puntano il dito contro l’IT per non aver fornito strumenti e formazione che possono aiutare a trovare informazioni per organizzare il proprio lavoro.
  • L’IT punta il dito contro i fornitori per non aver incluso migliori meccanismi di filtraggio e capacità di accettare e rifiutare determinati tipi di messaggi.
  • I fornitori puntano il dito contro l’IT per non aver elencato i giusti requisiti nelle loro valutazioni e i lavoratori per non essere in grado di articolare esattamente ciò che vogliono.

 

Ma, come in ogni cosa, c’è una ragione. Questo è il paradosso della paralisi perfetta, troppo spesso generata dalla regola 40/70.

 

Lo sai che non esiste il 100%, eppure quando arriva una nuova idea, tutto si azzera. Ci aspettiamo che la nuova idea sia perfetta o che fornisca informazioni perfette. E’ una azione masochista. 

 

Perché rimanere paralizzati da un’aspettativa di perfezione per qualcosa di nuovo quando la perfezione non esiste per gran parte di ciò che già facciamo?

Lo status quo non è perfetto.

Smetti di applicare aspettative irrealistiche a nuove idee

 

Ogni decisione che prendiamo è determinata da una varietà di fattori come la nostra fiducia, la nostra conoscenza e la nostra esperienza. L’ex capo delle forze militari statunitensi ed ex segretario di stato Colin Powell è accreditato per la regola del processo decisionale 40-70↗

 

E’ necessario tra il 40 e il 70 percento delle informazioni totali per prendere una decisione. Con meno del 40% probabilmente farai una scelta sbagliata e con più del 70% finirai per impiegare troppo tempo e la decisione sarà presa per te!

 

In sostanza dovremmo aspirare a prendere decisioni più corrette di quelle sbagliate. Ma non possiamo essere così timorosi di commettere errori da non prendere alcuna decisione. Deve esserci un equilibrio tra perfezione e velocità. Questo è il secondo problema malvagio, perché non siamo in grado di farlo.

 

Ed è ciò che respinge l’idea dei limiti superiori della regola del 40-70. Perché pensiamo che ci possa essere quell’idea che non rientra nella formula “P = da 40 a 70” e che potrebbe avere risultati di vasta portata. Prendere buone decisioni richiede il bilanciamento delle forze apparentemente opposte di emozione e razionalità. E questo è il terzo problema malvagio.

 

Arriva la paralisi e le conseguenti ondate di informazioni.

 

Arrivano anche domande della serie: Sei soddisfatto dei risultati del Refresh e degli user test? O sono un po ‘(o molto) troppo imperfetti? Penso di aver fatto questa domanda ad Emanuel un centinaio di volte, creando in lui e nel progetto un senso di insoddisfazione profonda. Il più grande problema malvagio.

 

La verità è che non ci sono regole se non quella di non destabilizzare gli altri.

 

Per liberarci, dobbiamo uccidere l’aspettativa di perfezione per nuove idee. È controproducente e ti tiene bloccato in un ciclo di efficacia marginale da informazioni di basso valore.

 

Non è perfetto, ma è davvero buono.
Grazie Ema per la pazienza 😉

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, come va?
Abbiamo bisogno di un pensiero digitalmente diverso 

 

come ti accennavo nello scorso Remarks, giovedì siamo arrivati ai primi 365 giorni di questo progetto. Se il 5 maggio di un anno fa, siamo nati come un movimento digitale. Oggi, grazie anche a te, siamo lo spazio riconosciuto dove le persone possono sentirsi libere di condividersi.  E’ un anno che ci ha visto tutti coinvolti in qualcosa che nessuno si aspettava; non il migliore per fare grandi festeggiamenti, ma era doveroso ringraziarti. Quindi, se scorri, trovi il tuo invito personale per il C-Day,  il 17 Maggio alle 19.00.

 

Oggi usciamo anche con il Refresh della nostra Comms. Settimane di lavoro talmente interessanti e illuminanti, che sono riuscite ad accendermi un problema che mi rimbalzava in testa già da un po’ e del quale soffro.

 

La nostra capacità di diventare grandi esperti di marketing, manager, leader e imprenditori si basa sul fatto che siamo in grado di prendere decisioni sicure e ben informate su base regolare e coerente. Le decisioni tempestive sono fondamentali per un’azienda, dalla progettazione di un nuovo prodotto alla risoluzione dei problemi contabili, il nostro lavoro quotidiano di routine si sviluppa con le decisioni.

 

Ma la verità è che nel processo decisionale, è impossibile ottenere informazioni perfette. E questo in realtà ci sta anche bene, forse perché ci riduce anche la responsabilità. Il fatto che non esista il 100% in sostanza ci consola.

 

Ma soltanto fino a quando non arriva una nuova idea.

 

→ C-day Invitation
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La regola del 40-70

Il paradosso della paralisi perfetta

 

Mettendo a terra il refresh, ho fatto letteralmente impazzire Emanuel, il nostro Digital Communication Designer, perché ho generato in lui un sovraccarico di informazioni: il primo problema malvagio all’interno delle nostre organizzazioni. Un problema malvagio è un problema sociale o culturale che è difficile o impossibile da risolvere a causa della natura interconnessa di questi problemi. Qui trovi lo studio di uno dei primi a formalizzare questa teoria, Horst Rittel↗

 

Di solito si innesca un loop senza fine di questa portata, dimmi se ti ci ritrovi:

  • Il Board punta il dito contro i collaboratori dicendo che spetta ai dipendenti imparare a gestire il proprio tempo e organizzare il proprio lavoro.
  • I collaboratori puntano il dito contro il Board perché si aspettano troppa disponibilità, lanciano troppi messaggi inutili e non hanno tempo per pensare e organizzare.
  • I collaboratori puntano il dito contro l’IT per non aver fornito strumenti e formazione che possono aiutare a trovare informazioni per organizzare il proprio lavoro.
  • L’IT punta il dito contro i fornitori per non aver incluso migliori meccanismi di filtraggio e capacità di accettare e rifiutare determinati tipi di messaggi.
  • I fornitori puntano il dito contro l’IT per non aver elencato i giusti requisiti nelle loro valutazioni e i lavoratori per non essere in grado di articolare esattamente ciò che vogliono.

 

Ma, come in ogni cosa, c’è una ragione. Questo è il paradosso della paralisi perfetta, troppo spesso generata dalla regola 40/70.

 

Lo sai che non esiste il 100%, eppure quando arriva una nuova idea, tutto si azzera. Ci aspettiamo che la nuova idea sia perfetta o che fornisca informazioni perfette. E’ una azione masochista. 

 

Perché rimanere paralizzati da un’aspettativa di perfezione per qualcosa di nuovo quando la perfezione non esiste per gran parte di ciò che già facciamo?

Lo status quo non è perfetto.

Smetti di applicare aspettative irrealistiche a nuove idee

 

Ogni decisione che prendiamo è determinata da una varietà di fattori come la nostra fiducia, la nostra conoscenza e la nostra esperienza. L’ex capo delle forze militari statunitensi ed ex segretario di stato Colin Powell è accreditato per la regola del processo decisionale 40-70↗

 

E’ necessario tra il 40 e il 70 percento delle informazioni totali per prendere una decisione. Con meno del 40% probabilmente farai una scelta sbagliata e con più del 70% finirai per impiegare troppo tempo e la decisione sarà presa per te!

 

In sostanza dovremmo aspirare a prendere decisioni più corrette di quelle sbagliate. Ma non possiamo essere così timorosi di commettere errori da non prendere alcuna decisione. Deve esserci un equilibrio tra perfezione e velocità. Questo è il secondo problema malvagio, perché non siamo in grado di farlo.

 

Ed è ciò che respinge l’idea dei limiti superiori della regola del 40-70. Perché pensiamo che ci possa essere quell’idea che non rientra nella formula “P = da 40 a 70” e che potrebbe avere risultati di vasta portata. Prendere buone decisioni richiede il bilanciamento delle forze apparentemente opposte di emozione e razionalità. E questo è il terzo problema malvagio.

 

Arriva la paralisi e le conseguenti ondate di informazioni.

 

Arrivano anche domande della serie: Sei soddisfatto dei risultati del Refresh e degli user test? O sono un po ‘(o molto) troppo imperfetti? Penso di aver fatto questa domanda ad Emanuel un centinaio di volte, creando in lui e nel progetto un senso di insoddisfazione profonda. Il più grande problema malvagio.

 

La verità è che non ci sono regole se non quella di non destabilizzare gli altri.

 

Per liberarci, dobbiamo uccidere l’aspettativa di perfezione per nuove idee. È controproducente e ti tiene bloccato in un ciclo di efficacia marginale da informazioni di basso valore.

 

Non è perfetto, ma è davvero buono.
Grazie Ema per la pazienza 😉

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