Buondì, come sta andando?
Siamo alla 5° Week della nostra Summer Edition.

 

La settimana scorsa, in compagnia di Mario Moroni, abbiamo parlato del perché Imparare a Parlare Digitale e dell’inganno del palco e del collegamento remoto che ci mette a nudo. E di come tutti noi commettiamo l’errore di paragonare il public speaking con il digital public speaking. Mario ci ha presentato il perché commettiamo questo errore nel Touchpoint 64°↗

 

Oggi con noi Luca La Mesa
Co-founder di Carriere.it

 

GO↓

Come dovrebbe essere il tuo futuro lavorativo?

I cambiamenti impliciti sono obiettivi degni.

 

Prima di lasciare la parola a Luca, mi piacerebbe porre un riflessione che ben si collega all’esperienza, al percorso e al pensiero di Luca stesso. In questa, settimana tra NoVax e compagnia bella, è uscita l’ennesima infografica sul “futuro del lavoro”Stimolante, ma da una prospettiva organizzativa, eccessivamente semplicistica.

 

Come sempre, mi è sorta una domanda: quanti di questi cambiamenti saranno realmente realizzati? Non so te, ma da come stiamo uscendo da questa pandemia, ho sempre più la sicurezza che molte delle persone che attualmente stanno considerando questi cambiamenti poi non lo faranno.

 

Allora, per evitare di investire un sacco di tempo, lavoro e passione per inaugurare il futuro del lavoro, ho considerato alcuni esempi del motivo per cui queste “nuove realtà” potrebbero non essere realistiche, ne riporto 5 per praticità e per dare un gancio poi all’intervento di Luca:

  • Orario di lavoro flessibile? Più flessibile di 9-5, certo. Ma nella maggior parte delle organizzazioni, la collaborazione richiederà ancora che i membri del team siano online durante alcune delle stesse ore ogni giorno. E chi non è impiegato? Forse non sta ottenendo grande flessibilità.
  • Piattaforme collaborative? Senza dubbio queste stanno diventando più importanti. Ma sostituire l’email? L’e-mail è lo scarafaggio del mondo aziendale: nessuno ha trovato un modo per ucciderlo.
  • I dipendenti sono persone? Non c’è dubbio che lo siano. Ma probabilmente vedremo variazioni drammatiche nel modo in cui vengono trattati prima come persone e poi come lavoratori tra settori, classi e singole attività.
  • Integrazione lavoro/vita? Per alcuni, questa diventerà sicuramente un’opzione. Ma la possibilità di integrare lavoro e vita dipende dalla natura del lavoro stesso. E anche qui le persone hanno delle preferenze: non voglio fare jogging a metà giornata.  Chissà cosa sceglierà la maggioranza?
  • Impegnarsi nell’apprendimento? Sarebbe bello, ma la maggior parte delle aziende continua a dare vita a corsi di formazione “in aula” uno a molti, perché altrimenti richiederebbe un’incredibile quantità di risorse nel contesto aziendale. Ecco perché poi la formazione tradizionale è abbastanza buona.

 

E con questa ultima domanda, lascio parola a chi, invece, si sta impegnando per creare aule diverse, ad alto impatto sociale, proprio attraverso piattaforme collaborative.

Il mondo del lavoro cambia. 

Ecco come rimanere aggiornati.

 

Dopo aver lavorato nel Marketing di P&G e Unilever, nel 2010 ho capito che i Social Media avrebbero rivoluzionato il mondo di fare comunicazione, anche nelle aziende.

 

Da quando ho deciso di occuparmi di Social Media Marketing, mi è chiaro che il più grande problema delle agenzie è la fretta: presi dalle incombenze quotidiane, non si riesce a dedicare il tempo necessario allo studio e ci si perde anche aggiornamenti e novità importanti.

 

Motivo per il quale mi sono costruito un metodo, che mi permette di restare sempre aggiornato e apportare continue innovazioni nella comunicazione dei miei clienti e che ritengo possa esserti utile, è semplice: dedico due ore al giorno allo studio e svolgo due esperienze all’anno lontane dal mio core business.

 

In una di queste esperienze, 5 anni fa, ho conosciuto Singularity University, nel centro di ricerca della NASA, che si occupa di studiare come le nuove tecnologie possano impattare positivamente sul mondo.

 

Singularity, di cui sono diventato Ambassador del chapter romano, mi ha insegnato a non svolgere più micro-azioni, ma a pensare a come impattare, con le mie attività, il più alto numero di persone possibili, generando un impatto positivo sul mondo.

 

Ho voluto agire in quest’ottica per contrastare quello che secondo me rischia di diventare uno dei più gravi problemi sociali dei prossimi anni, anche in Italia: il mancato aggiornamento delle competenze delle persone rispetto ad un mondo del lavoro in profonda e continua evoluzione.

 

Secondo le stime del World Economic Forum, infatti, nel 2025 il tempo speso per le attività lavorative da esseri umani e macchine sarà lo stesso, con 85 milioni di posti di lavoro che saranno spostati dagli uni alle altre. In compenso potrebbero emergere 97 milioni di nuovi posti di lavoro più adatti a questa nuova divisione del lavoro. 

 

Tra i lavori che si stanno sviluppando maggiormente in Italia: Artificial Intelligence e Machine Learning Specialist, Internet of Things Specialist, Data Analyst e Scientist, Project Managers. Allo stesso tempo, secondo i dati della Commissione Europea, l’Italia è al quartultimo posto in Europa per grado di digitalizzazione del Paese. Soltanto il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede infatti competenze digitali di base (contro il 58% in UE). Solo il 22% degli italiani dispone di abilità digitali avanzate (33% in UE).

 

Questo vuol dire che molti lavoratori dovranno a breve reinventarsi e acquisire nuove competenze per restare competitivi; allo stesso tempo, i più giovani dovranno adeguare la loro preparazione per trovare e anche creare nuove opportunità lavorative. In un tale scenario, la formazione online – in costante crescita, anche a seguito della didattica online del periodo di pandemia – rivestirà un ruolo fondamentale.

 

Il problema è che la formazione (anche online) di qualità esiste, ma è molto costosa. Al tempo stesso, quella accessibile a tutti o gratuita è spesso di bassa qualità.

 

È per questo che, insieme a Giulia Lapertosa, ho deciso di fondare Carriere.it, progetto di formazione online ad alto impatto sociale, che unisce alta qualità dei contenuti e accessibilità dei prezzi, rivolgendosi in particolare a giovani, studenti, professionisti e disoccupati.

 

La pandemia ci fa mettere a tutti in discussione ciò che è necessario e ciò che è possibile sul lavoro. Questa è una buona cosa, ma dovremmo riconoscere che le risposte saranno diverse per ciascuno di noi, sia come individui che come aziende.

 

E Luca, intanto, ti rende disponibile un acceleratore di abilità (dopo la foto)

 

 

Potrai scegliere uno tra 10 corsi di punta di Carriere.it e
guardarlo gratuitamente per 30 giorni.

→ Ti basta un click ←

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, come sta andando?
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La settimana scorsa, in compagnia di Mario Moroni, abbiamo parlato del perché Imparare a Parlare Digitale e dell’inganno del palco e del collegamento remoto che ci mette a nudo. E di come tutti noi commettiamo l’errore di paragonare il public speaking con il digital public speaking. Mario ci ha presentato il perché commettiamo questo errore nel Touchpoint 64°↗

 

Oggi con noi Luca La Mesa
Co-founder di Carriere.it

 

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I cambiamenti impliciti sono obiettivi degni.

 

Prima di lasciare la parola a Luca, mi piacerebbe porre un riflessione che ben si collega all’esperienza, al percorso e al pensiero di Luca stesso. In questa, settimana tra NoVax e compagnia bella, è uscita l’ennesima infografica sul “futuro del lavoro”Stimolante, ma da una prospettiva organizzativa, eccessivamente semplicistica.

 

Come sempre, mi è sorta una domanda: quanti di questi cambiamenti saranno realmente realizzati? Non so te, ma da come stiamo uscendo da questa pandemia, ho sempre più la sicurezza che molte delle persone che attualmente stanno considerando questi cambiamenti poi non lo faranno.

 

Allora, per evitare di investire un sacco di tempo, lavoro e passione per inaugurare il futuro del lavoro, ho considerato alcuni esempi del motivo per cui queste “nuove realtà” potrebbero non essere realistiche, ne riporto 5 per praticità e per dare un gancio poi all’intervento di Luca:

  • Orario di lavoro flessibile? Più flessibile di 9-5, certo. Ma nella maggior parte delle organizzazioni, la collaborazione richiederà ancora che i membri del team siano online durante alcune delle stesse ore ogni giorno. E chi non è impiegato? Forse non sta ottenendo grande flessibilità.
  • Piattaforme collaborative? Senza dubbio queste stanno diventando più importanti. Ma sostituire l’email? L’e-mail è lo scarafaggio del mondo aziendale: nessuno ha trovato un modo per ucciderlo.
  • I dipendenti sono persone? Non c’è dubbio che lo siano. Ma probabilmente vedremo variazioni drammatiche nel modo in cui vengono trattati prima come persone e poi come lavoratori tra settori, classi e singole attività.
  • Integrazione lavoro/vita? Per alcuni, questa diventerà sicuramente un’opzione. Ma la possibilità di integrare lavoro e vita dipende dalla natura del lavoro stesso. E anche qui le persone hanno delle preferenze: non voglio fare jogging a metà giornata.  Chissà cosa sceglierà la maggioranza?
  • Impegnarsi nell’apprendimento? Sarebbe bello, ma la maggior parte delle aziende continua a dare vita a corsi di formazione “in aula” uno a molti, perché altrimenti richiederebbe un’incredibile quantità di risorse nel contesto aziendale. Ecco perché poi la formazione tradizionale è abbastanza buona.

 

E con questa ultima domanda, lascio parola a chi, invece, si sta impegnando per creare aule diverse, ad alto impatto sociale, proprio attraverso piattaforme collaborative.

Il mondo del lavoro cambia. 

Ecco come rimanere aggiornati.

 

Dopo aver lavorato nel Marketing di P&G e Unilever, nel 2010 ho capito che i Social Media avrebbero rivoluzionato il mondo di fare comunicazione, anche nelle aziende.

 

Da quando ho deciso di occuparmi di Social Media Marketing, mi è chiaro che il più grande problema delle agenzie è la fretta: presi dalle incombenze quotidiane, non si riesce a dedicare il tempo necessario allo studio e ci si perde anche aggiornamenti e novità importanti.

 

Motivo per il quale mi sono costruito un metodo, che mi permette di restare sempre aggiornato e apportare continue innovazioni nella comunicazione dei miei clienti e che ritengo possa esserti utile, è semplice: dedico due ore al giorno allo studio e svolgo due esperienze all’anno lontane dal mio core business.

 

In una di queste esperienze, 5 anni fa, ho conosciuto Singularity University, nel centro di ricerca della NASA, che si occupa di studiare come le nuove tecnologie possano impattare positivamente sul mondo.

 

Singularity, di cui sono diventato Ambassador del chapter romano, mi ha insegnato a non svolgere più micro-azioni, ma a pensare a come impattare, con le mie attività, il più alto numero di persone possibili, generando un impatto positivo sul mondo.

 

Ho voluto agire in quest’ottica per contrastare quello che secondo me rischia di diventare uno dei più gravi problemi sociali dei prossimi anni, anche in Italia: il mancato aggiornamento delle competenze delle persone rispetto ad un mondo del lavoro in profonda e continua evoluzione.

 

Secondo le stime del World Economic Forum, infatti, nel 2025 il tempo speso per le attività lavorative da esseri umani e macchine sarà lo stesso, con 85 milioni di posti di lavoro che saranno spostati dagli uni alle altre. In compenso potrebbero emergere 97 milioni di nuovi posti di lavoro più adatti a questa nuova divisione del lavoro. 

 

Tra i lavori che si stanno sviluppando maggiormente in Italia: Artificial Intelligence e Machine Learning Specialist, Internet of Things Specialist, Data Analyst e Scientist, Project Managers. Allo stesso tempo, secondo i dati della Commissione Europea, l’Italia è al quartultimo posto in Europa per grado di digitalizzazione del Paese. Soltanto il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede infatti competenze digitali di base (contro il 58% in UE). Solo il 22% degli italiani dispone di abilità digitali avanzate (33% in UE).

 

Questo vuol dire che molti lavoratori dovranno a breve reinventarsi e acquisire nuove competenze per restare competitivi; allo stesso tempo, i più giovani dovranno adeguare la loro preparazione per trovare e anche creare nuove opportunità lavorative. In un tale scenario, la formazione online – in costante crescita, anche a seguito della didattica online del periodo di pandemia – rivestirà un ruolo fondamentale.

 

Il problema è che la formazione (anche online) di qualità esiste, ma è molto costosa. Al tempo stesso, quella accessibile a tutti o gratuita è spesso di bassa qualità.

 

È per questo che, insieme a Giulia Lapertosa, ho deciso di fondare Carriere.it, progetto di formazione online ad alto impatto sociale, che unisce alta qualità dei contenuti e accessibilità dei prezzi, rivolgendosi in particolare a giovani, studenti, professionisti e disoccupati.

 

La pandemia ci fa mettere a tutti in discussione ciò che è necessario e ciò che è possibile sul lavoro. Questa è una buona cosa, ma dovremmo riconoscere che le risposte saranno diverse per ciascuno di noi, sia come individui che come aziende.

 

E Luca, intanto, ti rende disponibile un acceleratore di abilità (dopo la foto)

 

 

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