Buondì, come sta andando?
Siamo alla 9° Week della nostra Summer Edition.

 

La settimana scorsa, in compagnia di Omar Bragantini abbiamo parlato di come è una giornata tipica di un Growth Manager alle prese con un lancio di un nuovo Prodotto. Che sarà tanto performante quanto bene sono state eseguite le fasi precedenti al lancio, che Omar distingue in tre fasi. Inoltre, abbiamo avuto modo di vivere un lancio di un prodotto che in sole 4 ore  ha raggiunto + 18k, con un Conversion Rate del 10% e registrando +1000% di vendite. Omar ha messo a disposizione anche il report completo nel Touchpoint 68°↗

 

Oggi con noi Federico Sbandi
CEO | Digital Combat Academy

 

GO↓

Formarsi nel Marketing Digitale

Il dietro le quinte di una scelta

 

Alla maturità portai una tesina sulla manipolazione di massa. Per inglese, parlai di George Orwell e la società controllata di “1984”; per storia, raccontai l’evoluzione degli strumenti di propaganda dei totalitarismi; per filosofia, portai Nietzsche e la sua critica alla stampa di “Umano, troppo umano”. E così via.

 

Mi affascinava l’idea che, in tutte le epoche della storia umana, chi ha avuto il potere è stato in grado di controllare la circolazione delle informazioni e dunque di manipolare fortemente la realtà. Prima per via orale, poi per via scritta, fino ad arrivare ai successivi mezzi di comunicazione come radio, TV e internet.

 

L’interesse verso il potere della comunicazione sin dal liceo, unito a naturale una capacità di scrittura sin dalle medie, mi condusse verso l’iscrizione a Scienze della Comunicazione. Il mio obiettivo era comprendere la comunicazione sia per non stare dalla parte di quelli che vengono manipolati sia per farne un uso positivo.

 

Essendo di Roma, e avendo budget limitato, mi limitai a cercare informazioni per Sapienza, Roma Tre e Tor Vergata – dunque scartai automaticamente qualunque università privata. La Sapienza fu l’università che mi convinse di più lato materie, Docenti e piano formativo. Dunque scelsi proprio lei e iniziai la Triennale.

 

Scoprì presto una grande verità.

 

Un buon 60% delle persone che occupavano spazio nelle aule di insegnamento della Sapienza in cui ero presente non avevano né un interesse naturale verso la comunicazione né avevano comparato i diversi piani formativi delle università. Per pigrizia intellettuale, avevano letteralmente fatto la scelta quasi a caso.

 

Da un lato provai pena verso di loro: sebbene passare gli esami fosse relativamente semplice, era evidente che prima il sistema accademico e poi il mercato lavorativo gli avrebbe fatto pagare questa pigrizia mentale, scartandoli.

 

Dall’altro restai un pochino incredulo: non mi capacitavo di come molte persone prendessero decisioni importanti per lo sviluppo della propria vita senza aver prima acquisito un numero sufficiente di informazioni per fare una scelta ragionata.

 

Inizialmente attribuii la colpa alla pessima reputazione di Scienze della Comunicazione, più che alle persone in sé. In quanto facoltà percepita come il ritrovo degli ultimi, coloro che non avevano troppa voglia di studiare e si illudevano di cercare un’isola felice venivano a spiaggiarsi nelle nostre aule.

 

Scoprii che mi sbagliavo.

 

La pigrizia intellettuale è una patologia che insegue la maggior parte delle persone lungo tutto il percorso di vita e condanna il loro destino in modo ineluttabile. Chi reperisce poche informazioni sulle cose compie scelte mediamente sbagliate e questo peggiora drasticamente qualunque aspetto della vita umana.

 

Vale per la scelta di un percorso universitario, di un ambito lavorativo, di una città in cui vivere, di uno sport da intraprendere e così via. Se devi decidere tra la discoteca X e la discoteca Y ti concedo di farti guidare dall’istinto. Se devi capire che direzione dare alla vita no, non posso tollerare scelte superficiali.

 

Ovviamente i sintomi di questa patologia – la pigrizia intellettuale – sono rimasti presenti anche nel mio settore lavorativo, il marketing digitale, con particolare riguardo al settore della formazione specialistica. Parlo di quelle scuole e di quei corsi che sopperiscono alle manchevolezze della formazione universitaria.

 

Parlo della 24 Ore Business School, di Ninja Academy e di Digital Coach – le 3 scuole con più storico. Parlo poi anche di Marketers, TAG Innovation School, Start2Impact, Digital Combat Academy, RCS Academy, Learnn e Carriere.it – tutti attori della formazione saliti sul palco negli ultimi anni.

10 variabili di una scelta migliore

Scelte giuste o scelte sbagliate?

 

Ebbene, anche qui bisogna saper fare la scelta giusta.

 

Non perché esista una scelta giusta o sbagliata in assoluto. Ma perché allocare del denaro per un investimento in formazione presuppone un’adeguata raccolta di informazioni – la quale consentirà allo studente di turno di compiere la scelta migliore per se stesso e il proprio sviluppo di carriera.

 

Per questo, semplicemente facendo tesoro dell’esperienza accumulata negli anni sia come professionista del digitale che tutti i giorni si sporca le mani con questa disciplina sia come capo di una scuola di marketing digitale che mi tiene aggiornato rispetto all’evoluzione del settore ho stilato un decalogo.

 

Ecco la lista delle 10 variabili da considerare per fare la scelta migliore. 

 

→ 1° | Attestato.

Lo Studente si informa circa la validità dell’attestato rilasciato dalla scuola. Dunque ipotizza se prediligere solo scuole che rilasciano attestati riconosciuti o considera anche semplici attestati di partecipazione.

 

→ 2° | Costo.

Lo Studente calcola l’impatto del corso sulle proprie finanze. Dunque valuta se effettuare un investimento ridotto, medio o elevato – ipotizzando in tal caso l’accesso a eventuali prestiti e formule di rateizzazione.

 

→ 3° | Community. 

Lo Studente rileva il proprio interesse a far parte di una community. Dunque analizza le azioni svolte dalla scuola in favore della costruzione, del consolidamento e dell’attivazione della community intorno al brand.

 

→ 4° | Complementarietà. 

Lo Studente valuta se accedere a più scuole in contemporanea, o una dopo l’altra. Dunque opta per la complementarietà delle offerte formative che, unite, possono restituire il migliore output formativo.

 

→ 5° | Lavoro. 

Lo Studente verifica la propria volontà di usare la scuola come ponte diretto per accedere al mercato del lavoro. Dunque reperisce informazioni online per esaminare le opportunità di networking professionale e job placement della scuola.

 

→ 6° | Leader. 

Lo Studente considera che una scuola è la proiezione accademica dei suoi leader. Dunque segue i fondatori e / o amministratori delle scuole sui social media per farsi un’idea dei loro valori e della loro visione.

 

→ 7° | Modalità.

Lo Studente analizza le variabili di natura umana, professionale e logistica che distinguono un corso online da un corso in aula. Dunque sceglie se preferire la formazione da remoto o in presenza, e approfondisce la struttura delle singole lezioni.

 

→ 8° | Obiettivi.

Lo Studente comprende qual è il suo punto di partenza e quale deve essere il punto di arrivo. Dunque comprende se ha bisogno di un corso di base, un corso di aggiornamento o un corso di specializzazione.

 

→ 9° | Pratica.

Lo Studente esamina la metodologia con cui la pratica viene erogata. Dunque decide se premiare corsi che prevedono progetti intermedi o project work finali, esercitazioni di gruppo durante il corso o post-corso.

 

→ 10° | Recensioni.

Lo Studente contatta 10 ex Studenti della scuola su LinkedIn e chiede un feedback sulla loro esperienza. Dunque bypassa eventuali manipolazioni: la scuola può controllare la propria immagine in pubblico, ma non la propria reputazione in privato.

 

Non esistono scelte giuste o sbagliate.

 

Esistono solo scelte informate.

 

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, come sta andando?
Siamo alla 9° Week della nostra Summer Edition.

 

La settimana scorsa, in compagnia di Omar Bragantini abbiamo parlato di come è una giornata tipica di un Growth Manager alle prese con un lancio di un nuovo Prodotto. Che sarà tanto performante quanto bene sono state eseguite le fasi precedenti al lancio, che Omar distingue in tre fasi. Inoltre, abbiamo avuto modo di vivere un lancio di un prodotto che in sole 4 ore  ha raggiunto + 18k, con un Conversion Rate del 10% e registrando +1000% di vendite. Omar ha messo a disposizione anche il report completo nel Touchpoint 68°↗

 

Oggi con noi Federico Sbandi
CEO | Digital Combat Academy

 

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Formarsi nel Marketing Digitale

Il dietro le quinte di una scelta

 

Alla maturità portai una tesina sulla manipolazione di massa. Per inglese, parlai di George Orwell e la società controllata di “1984”; per storia, raccontai l’evoluzione degli strumenti di propaganda dei totalitarismi; per filosofia, portai Nietzsche e la sua critica alla stampa di “Umano, troppo umano”. E così via.

 

Mi affascinava l’idea che, in tutte le epoche della storia umana, chi ha avuto il potere è stato in grado di controllare la circolazione delle informazioni e dunque di manipolare fortemente la realtà. Prima per via orale, poi per via scritta, fino ad arrivare ai successivi mezzi di comunicazione come radio, TV e internet.

 

L’interesse verso il potere della comunicazione sin dal liceo, unito a naturale una capacità di scrittura sin dalle medie, mi condusse verso l’iscrizione a Scienze della Comunicazione. Il mio obiettivo era comprendere la comunicazione sia per non stare dalla parte di quelli che vengono manipolati sia per farne un uso positivo.

 

Essendo di Roma, e avendo budget limitato, mi limitai a cercare informazioni per Sapienza, Roma Tre e Tor Vergata – dunque scartai automaticamente qualunque università privata. La Sapienza fu l’università che mi convinse di più lato materie, Docenti e piano formativo. Dunque scelsi proprio lei e iniziai la Triennale.

 

Scoprì presto una grande verità.

 

Un buon 60% delle persone che occupavano spazio nelle aule di insegnamento della Sapienza in cui ero presente non avevano né un interesse naturale verso la comunicazione né avevano comparato i diversi piani formativi delle università. Per pigrizia intellettuale, avevano letteralmente fatto la scelta quasi a caso.

 

Da un lato provai pena verso di loro: sebbene passare gli esami fosse relativamente semplice, era evidente che prima il sistema accademico e poi il mercato lavorativo gli avrebbe fatto pagare questa pigrizia mentale, scartandoli.

 

Dall’altro restai un pochino incredulo: non mi capacitavo di come molte persone prendessero decisioni importanti per lo sviluppo della propria vita senza aver prima acquisito un numero sufficiente di informazioni per fare una scelta ragionata.

 

Inizialmente attribuii la colpa alla pessima reputazione di Scienze della Comunicazione, più che alle persone in sé. In quanto facoltà percepita come il ritrovo degli ultimi, coloro che non avevano troppa voglia di studiare e si illudevano di cercare un’isola felice venivano a spiaggiarsi nelle nostre aule.

 

Scoprii che mi sbagliavo.

 

La pigrizia intellettuale è una patologia che insegue la maggior parte delle persone lungo tutto il percorso di vita e condanna il loro destino in modo ineluttabile. Chi reperisce poche informazioni sulle cose compie scelte mediamente sbagliate e questo peggiora drasticamente qualunque aspetto della vita umana.

 

Vale per la scelta di un percorso universitario, di un ambito lavorativo, di una città in cui vivere, di uno sport da intraprendere e così via. Se devi decidere tra la discoteca X e la discoteca Y ti concedo di farti guidare dall’istinto. Se devi capire che direzione dare alla vita no, non posso tollerare scelte superficiali.

 

Ovviamente i sintomi di questa patologia – la pigrizia intellettuale – sono rimasti presenti anche nel mio settore lavorativo, il marketing digitale, con particolare riguardo al settore della formazione specialistica. Parlo di quelle scuole e di quei corsi che sopperiscono alle manchevolezze della formazione universitaria.

 

Parlo della 24 Ore Business School, di Ninja Academy e di Digital Coach – le 3 scuole con più storico. Parlo poi anche di Marketers, TAG Innovation School, Start2Impact, Digital Combat Academy, RCS Academy, Learnn e Carriere.it – tutti attori della formazione saliti sul palco negli ultimi anni.

10 variabili di una scelta migliore

Scelte giuste o scelte sbagliate?

 

Ebbene, anche qui bisogna saper fare la scelta giusta.

 

Non perché esista una scelta giusta o sbagliata in assoluto. Ma perché allocare del denaro per un investimento in formazione presuppone un’adeguata raccolta di informazioni – la quale consentirà allo studente di turno di compiere la scelta migliore per se stesso e il proprio sviluppo di carriera.

 

Per questo, semplicemente facendo tesoro dell’esperienza accumulata negli anni sia come professionista del digitale che tutti i giorni si sporca le mani con questa disciplina sia come capo di una scuola di marketing digitale che mi tiene aggiornato rispetto all’evoluzione del settore ho stilato un decalogo.

 

Ecco la lista delle 10 variabili da considerare per fare la scelta migliore. 

 

→ 1° | Attestato.

Lo Studente si informa circa la validità dell’attestato rilasciato dalla scuola. Dunque ipotizza se prediligere solo scuole che rilasciano attestati riconosciuti o considera anche semplici attestati di partecipazione.

 

→ 2° | Costo.

Lo Studente calcola l’impatto del corso sulle proprie finanze. Dunque valuta se effettuare un investimento ridotto, medio o elevato – ipotizzando in tal caso l’accesso a eventuali prestiti e formule di rateizzazione.

 

→ 3° | Community. 

Lo Studente rileva il proprio interesse a far parte di una community. Dunque analizza le azioni svolte dalla scuola in favore della costruzione, del consolidamento e dell’attivazione della community intorno al brand.

 

→ 4° | Complementarietà. 

Lo Studente valuta se accedere a più scuole in contemporanea, o una dopo l’altra. Dunque opta per la complementarietà delle offerte formative che, unite, possono restituire il migliore output formativo.

 

→ 5° | Lavoro. 

Lo Studente verifica la propria volontà di usare la scuola come ponte diretto per accedere al mercato del lavoro. Dunque reperisce informazioni online per esaminare le opportunità di networking professionale e job placement della scuola.

 

→ 6° | Leader. 

Lo Studente considera che una scuola è la proiezione accademica dei suoi leader. Dunque segue i fondatori e / o amministratori delle scuole sui social media per farsi un’idea dei loro valori e della loro visione.

 

→ 7° | Modalità.

Lo Studente analizza le variabili di natura umana, professionale e logistica che distinguono un corso online da un corso in aula. Dunque sceglie se preferire la formazione da remoto o in presenza, e approfondisce la struttura delle singole lezioni.

 

→ 8° | Obiettivi.

Lo Studente comprende qual è il suo punto di partenza e quale deve essere il punto di arrivo. Dunque comprende se ha bisogno di un corso di base, un corso di aggiornamento o un corso di specializzazione.

 

→ 9° | Pratica.

Lo Studente esamina la metodologia con cui la pratica viene erogata. Dunque decide se premiare corsi che prevedono progetti intermedi o project work finali, esercitazioni di gruppo durante il corso o post-corso.

 

→ 10° | Recensioni.

Lo Studente contatta 10 ex Studenti della scuola su LinkedIn e chiede un feedback sulla loro esperienza. Dunque bypassa eventuali manipolazioni: la scuola può controllare la propria immagine in pubblico, ma non la propria reputazione in privato.

 

Non esistono scelte giuste o sbagliate.

 

Esistono solo scelte informate.

 

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