Buondì, come sta andando?
Siamo alla 11° e ultima Week della nostra Summer Edition.

 

La settimana scorsa, in compagnia di Stefania Padoa, abbiamo parlato di come il lavorare in un ambiente sereno, dove la curiosità, la voglia di apprendere e lo sviluppo delle persone siano temi centrali nella cultura manageriale che vincono sui benefit sgargianti. Questo perché le persone hanno bisogni molto semplici, come provare emozioni positive per sviluppare le proprie intelligenze e apprendere in un ambiente favorevole all’apprendimento. Stefania elenca tre elementi fondamentali per rendere il lavoro in remoto Smart, cioè intelligente, nel Touchpoint 70°↗

 

Oggi con noi Linda Carobbi
Corporate Director Fresh Fruit Vertical Market | Savino del Bene

 

GO↓

Il mordi e fuggi appartiene al passato

L’offerta enogastronomica determina scelta della meta di un viaggio

 

Sempre più nel processo decisionale, il prima e il dopo di un viaggio diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio stessa, soprattutto grazie alla digitalizzazione, che diventa imprescindibile per aziende e territori per rispondere efficacemente a una domanda sempre più esigente.

 

In tale contesto, che ruolo hanno la cultura e la tradizione enogastronomica? Stando ai dati nel Rapporto Italiano sul Turismo Enogastronomico 2021, il 71% degli Italiani considera, oggi, l’offerta enogastronomica di un luogo determinante nella scelta della meta di un viaggio, mossi dall’interesse ad approfondire l’aspetto culturale dell’enogastronomia di un territorio.

 

  • Il turismo enogastronomico “mordi e fuggi” appartiene al passato. I turisti sono oggi mossi soprattutto dalla voglia di scoprire l’identità culturale delle destinazioni e i valori per le aziende, il legame con il territorio in cui esse operano, l’adozione di pratiche sostenibili di sviluppo. Sono più portati a visitare un’azienda di produzione quando possono ricevere informazioni sulle scelte etiche adottate, dal personale ai metodi di allevamento e coltivazione; in molti gradirebbero avere la possibilità di “adottare a distanza” un vigneto, un oliveto, un frutteto e ricevere a casa il proprio prodotto finale (vino, olio, frutta, etc.). La sostenibilità in tutte le sue coniugazioni (ambientale, sociale, economica) è un valore ormai imprescindibile e l’azienda agroalimentare ha ora la possibilità di assurgere il ruolo di “natural ambassador” di un territorio e di una comunità evoluti. Saranno apprezzate le aziende impegnate ad educare il consumatore, rendendolo parte integrante di un processo migliorativo, fondato su nuove relazioni tra gli stakeholder territoriali e nuovi livelli di aggregazione e di condivisione: si svilupperà sempre più il coinvolgimento del turista nelle attività quotidiane delle aziende, come la vendemmia collettiva, la semina, la potatura, per non parlare poi delle vacanze a contatto con gli animali (una sorta di pet therapy).

 

  • Il viaggio non si esaurisce con il viaggio. Sempre più fondamentali diventano il prima e il dopo, quali elementi di preparazione, accompagnamento e ricordo indelebile dell’esperienza: le nuove tecnologie,  emerse e diventate meno “sconosciute” durante la pandemia, offriranno sempre più al turista enogastronomico una moltitudine di fonti e stimoli per conoscere e decidere nella fase precedente al viaggio , per poi condividere le esperienze al suo rientro e incrementare l’engagement verso l’azienda visitata. Questo tipo di neverending  food tourism è destinato a crescere,  e i territori e le aziende che vogliono intercettarlo dovranno investire in digitalizzazione: app, realtà aumentata, e-commerce, degustazioni digitali.  La tecnologia contribuisce a potenziare la multisensorialità delle esperienze che il turista, di qualunque origine, può e vuole vivere sui nostri territori, alimentando il sogno di venire a scoprire la nostra ruralità: li connette pertanto al territorio, alimentando il piacere e la decisione di venirlo a conoscere.

 

  • Lo smart working incentiverà il rilancio del turismo rurale:  i piccoli borghi saranno chiamati a costruire progetti di rete per comunicare le proprie unicità, e si svilupperanno come luoghi ideali non solo per vivere e lavorare a stretto contatto con la natura, ma anche per le attività di networking (che bello sarebbe poter svolgere una riunione in un meleto?)

 

  • La creazione di hub gastronomici nei territori, fornitori di informazione sulle attività possibili (inclusi i corsi di cucina e i tour guidati), darà ulteriore impulso al turismo verso il nostro Paese. Il turista enogastronomico sarà sempre più consapevole e maturo, alla costante ricerca dell’autenticità dei luoghi e dei sapori, con un occhio sempre più attento ai locali storici delle città così come per i mercati di qualità nei centri urbani, che diventeranno sempre più “custodi” di tesori enogastronomici a produzione locale.

 

 

TurismiAmo, il mio side projectracchiude proprio tutto questo: si pone l’obiettivo di restituire lustro e visibilità ai nostri produttori agroalimentari per valorizzare le tipicità ortofrutticole del nostro paese, raccontandone la storia che sta “dietro le quinte” per migliorare la qualità della vita delle comunità locali, ricongiungendo il cibo al territorio da cui esso proviene e rafforzandone l’attrazione anche come risorsa turistica.

 

Gli agricoltori e i loro prodotti assumono il ruolo di “generatore sociale”, innescando processi di innovazione e di rigenerazione territoriale: sono “testa di ariete” nella veste di leva strategica di marketing territoriale per esaltare l’Italianità e le sue specificità locali e alimentari.  Questa rilettura dei prodotti agroalimentari in chiave turistica non può e non deve essere solo compito dei produttori stessi: essi devono dedicarsi alla terra e alla sua coltivazione.

 

TurismiAmo desidera supportare il settore ed i suoi protagonisti ad uscire e raccontarsi al di fuori dei propri confini, cogliendo l’opportunità di “aprirsi” ad un settore molto in crescita e richiesto, soprattutto all’estero, quale il turismo eno-agrogastronomico, per far conoscere meglio il territorio, il suo genius loci e le sue eccellenze.

 

Rendiamo l’Italia un Price Setter di questo Mercato

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, come sta andando?
Siamo alla 11° e ultima Week della nostra Summer Edition.

 

La settimana scorsa, in compagnia di Stefania Padoa, abbiamo parlato di come il lavorare in un ambiente sereno, dove la curiosità, la voglia di apprendere e lo sviluppo delle persone siano temi centrali nella cultura manageriale che vincono sui benefit sgargianti. Questo perché le persone hanno bisogni molto semplici, come provare emozioni positive per sviluppare le proprie intelligenze e apprendere in un ambiente favorevole all’apprendimento. Stefania elenca tre elementi fondamentali per rendere il lavoro in remoto Smart, cioè intelligente, nel Touchpoint 70°↗

 

Oggi con noi Linda Carobbi
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Sempre più nel processo decisionale, il prima e il dopo di un viaggio diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio stessa, soprattutto grazie alla digitalizzazione, che diventa imprescindibile per aziende e territori per rispondere efficacemente a una domanda sempre più esigente.

 

In tale contesto, che ruolo hanno la cultura e la tradizione enogastronomica? Stando ai dati nel Rapporto Italiano sul Turismo Enogastronomico 2021, il 71% degli Italiani considera, oggi, l’offerta enogastronomica di un luogo determinante nella scelta della meta di un viaggio, mossi dall’interesse ad approfondire l’aspetto culturale dell’enogastronomia di un territorio.

 

  • Il turismo enogastronomico “mordi e fuggi” appartiene al passato. I turisti sono oggi mossi soprattutto dalla voglia di scoprire l’identità culturale delle destinazioni e i valori per le aziende, il legame con il territorio in cui esse operano, l’adozione di pratiche sostenibili di sviluppo. Sono più portati a visitare un’azienda di produzione quando possono ricevere informazioni sulle scelte etiche adottate, dal personale ai metodi di allevamento e coltivazione; in molti gradirebbero avere la possibilità di “adottare a distanza” un vigneto, un oliveto, un frutteto e ricevere a casa il proprio prodotto finale (vino, olio, frutta, etc.). La sostenibilità in tutte le sue coniugazioni (ambientale, sociale, economica) è un valore ormai imprescindibile e l’azienda agroalimentare ha ora la possibilità di assurgere il ruolo di “natural ambassador” di un territorio e di una comunità evoluti. Saranno apprezzate le aziende impegnate ad educare il consumatore, rendendolo parte integrante di un processo migliorativo, fondato su nuove relazioni tra gli stakeholder territoriali e nuovi livelli di aggregazione e di condivisione: si svilupperà sempre più il coinvolgimento del turista nelle attività quotidiane delle aziende, come la vendemmia collettiva, la semina, la potatura, per non parlare poi delle vacanze a contatto con gli animali (una sorta di pet therapy).

 

  • Il viaggio non si esaurisce con il viaggio. Sempre più fondamentali diventano il prima e il dopo, quali elementi di preparazione, accompagnamento e ricordo indelebile dell’esperienza: le nuove tecnologie,  emerse e diventate meno “sconosciute” durante la pandemia, offriranno sempre più al turista enogastronomico una moltitudine di fonti e stimoli per conoscere e decidere nella fase precedente al viaggio , per poi condividere le esperienze al suo rientro e incrementare l’engagement verso l’azienda visitata. Questo tipo di neverending  food tourism è destinato a crescere,  e i territori e le aziende che vogliono intercettarlo dovranno investire in digitalizzazione: app, realtà aumentata, e-commerce, degustazioni digitali.  La tecnologia contribuisce a potenziare la multisensorialità delle esperienze che il turista, di qualunque origine, può e vuole vivere sui nostri territori, alimentando il sogno di venire a scoprire la nostra ruralità: li connette pertanto al territorio, alimentando il piacere e la decisione di venirlo a conoscere.

 

  • Lo smart working incentiverà il rilancio del turismo rurale:  i piccoli borghi saranno chiamati a costruire progetti di rete per comunicare le proprie unicità, e si svilupperanno come luoghi ideali non solo per vivere e lavorare a stretto contatto con la natura, ma anche per le attività di networking (che bello sarebbe poter svolgere una riunione in un meleto?)

 

  • La creazione di hub gastronomici nei territori, fornitori di informazione sulle attività possibili (inclusi i corsi di cucina e i tour guidati), darà ulteriore impulso al turismo verso il nostro Paese. Il turista enogastronomico sarà sempre più consapevole e maturo, alla costante ricerca dell’autenticità dei luoghi e dei sapori, con un occhio sempre più attento ai locali storici delle città così come per i mercati di qualità nei centri urbani, che diventeranno sempre più “custodi” di tesori enogastronomici a produzione locale.

 

 

TurismiAmo, il mio side projectracchiude proprio tutto questo: si pone l’obiettivo di restituire lustro e visibilità ai nostri produttori agroalimentari per valorizzare le tipicità ortofrutticole del nostro paese, raccontandone la storia che sta “dietro le quinte” per migliorare la qualità della vita delle comunità locali, ricongiungendo il cibo al territorio da cui esso proviene e rafforzandone l’attrazione anche come risorsa turistica.

 

Gli agricoltori e i loro prodotti assumono il ruolo di “generatore sociale”, innescando processi di innovazione e di rigenerazione territoriale: sono “testa di ariete” nella veste di leva strategica di marketing territoriale per esaltare l’Italianità e le sue specificità locali e alimentari.  Questa rilettura dei prodotti agroalimentari in chiave turistica non può e non deve essere solo compito dei produttori stessi: essi devono dedicarsi alla terra e alla sua coltivazione.

 

TurismiAmo desidera supportare il settore ed i suoi protagonisti ad uscire e raccontarsi al di fuori dei propri confini, cogliendo l’opportunità di “aprirsi” ad un settore molto in crescita e richiesto, soprattutto all’estero, quale il turismo eno-agrogastronomico, per far conoscere meglio il territorio, il suo genius loci e le sue eccellenze.

 

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