Buondì, siamo tornati.
La Summer Edition si è conclusa.

 

Prima di cominciare questo nuovo capitolo insieme per il tuo sprint finale prima della chiusura dell’anno, permettimi di ringraziare tutti i professionisti che hanno voluto arricchire questo Touchpoint durante quest’estate con la loro voglia di condivisione. Grazie a tutti, è stato un piacere potervi leggere.

 

Un nuovo capitolo; non a caso ho usato questa frase. Inizia una nuova epoca per questo progetto che speriamo possa riuscire a gratificare maggiormente tutte le persone, come te, che se lo vivono e ci danno fiducia ormai da tempo e quotidianamente.

 

Presto ti racconterò tutti gli sviluppi, coinvolgendoti maggiormente per permetterti di fare parte di questo cambiamento in prima persona. E per farlo, voglio prendere un po’ di tempo da dedicare al racconto di questo nuovo cammino.

 

Sabato abbiamo avuto il piacere di ospitare a Milano il 1° Community Event in presenza di Catobi.  Un emozione unica, una giornata che abbiamo voluto chiamare: La Festa Dell’innovazione. Un incontro dedicato alla formazione, al prendersi cura di sé ma anche all’incontro, non solo inteso come network ma un vero segnale di concretezza e di ricostruzione di un domani ancora incerto ma, allo stesso tempo, dalla grande potenzialità.

 

Causa normative Covid, abbiamo potuto far partecipare solo 30 persone, ma appena avremo l’opportunità, apriremo a tutti l’invito, è una promessa. Intanto, però, ti condivido l’ODG, per farti capire il taglio che abbiamo voluto dargli e per prepararti per il prossimo insieme:

  • Siamo partiti con una sessione di confronto e identificazione delle principali aree e sfide, usando la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY®, e in sequenza una sessione di ideazione e valutazione, usando le tecniche del Design Thinking, Design Sprint e Business Agility, per concludersi con un dialogo generativo attraverso una unConference, utilizzando la metodologia dell’Open Space Technology. Il tutto correlato da un ottimo coffe break!
  • Dopodiché un bel pranzo sociale. Non può mai mancare!
  • Nel pomeriggio, abbiamo proseguito il lavoro svolto la mattina e siamo andati a stimolare al massimo la creatività e la partecipazione con la Tecnica del World Cafè. Un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità.
  • Abbiamo concluso con un workshop di puro Relax, per scoprire e praticare insieme alcune tecniche per migliorare l’aspetto postulare a patire dalla posizione da seduti, che quest’anno ci ha visto tutti quanti belli impegnati. Il tutto correlato da un ottimo Aperitivo!

 

Se vuoi, partecipare al prossimo o proporlo nella tua città, sai dove trovarci↗
In settimana, vedrai che non mancheranno un po’ di foto nei nostri canali.

 

Ma ora vediamo a noi. Questo lunedì, vorrei raccontarti una delle attività che abbiamo portato avanti questa estate.

 

Un semi spoiler del nostro futuro.

 

GO↓

Le Regole del Cambiamento

La tua struttura non sarà mai (e non dovrebbe mai) assomigliare ad altre.

 

Prima di ogni cambiamento, qualsiasi esso sia, siamo portati al confronto. A volte dettato da mera paura, altre per avere una maggior visione oggettiva, altre ancora per entrambe le cose. Presupponiamo che la nostra sia stata un “testare la richiesta del mercato”, normalmente è così che dicono quelli bravi (semi cit.).

 

Quest’estate, abbiamo dedicato tanto tempo a confrontarci. Con tanto, intendo (grazie Google Calendar per le nuove Features) 12,5h di Call settimanali. Prima di saperlo, le chiamavano ferie. Mi sono sorpreso di due cose:

  1. Molti con i quali ci siamo confrontati hanno affermato la stessa cosa
  2. Questi stessi, una volta che gli veniva fatto notare, non lo accettavano

 

Ma cosa dicevano?
Che ci sono regole che si applicano a ogni riprogettazione organizzativa

 

Perché poi lo negavano?
Nessuno aveva il coraggio di confrontare la propria struttura organizzativa.

 

Ma entrambe le affermazioni sono vere: La tua struttura non sarà mai (e non dovrebbe mai) assomigliare a quella di nessun altro. E allo stesso tempo, ci sono Best Practice nella progettazione delle organizzazioni che si applicano a tutti i livelli.

 

Raccogliendo tutte queste informazioni, nel tempo libero, ho iniziato a pensare a quali fossero le Best del nostro cambiamento. E visto che la paura, almeno a noi, stimola, ne ho individuate tre che scalerebbero in qualsiasi organizzazione, se solo si volesse, da condividerti.

Clickbait Rules

Le 3 best practice per ogni riprogettazione organizzativa.

 

La paura ci stimola, ma non siamo nemmeno scienza infusa. Perciò direi di portele come domande, dandoti la nostra risposta, ma lasciando libero il tuo ragionamento. Spero che tu sia d’accordo.

 

→ No° 1:

Ti stai assicurando di aver effettivamente bisogno di una nuova riprogettazione dell’organizzazione?

 

Le chiacchierate estive, ci hanno fatto scoprire il perché si verificano in genere le riprogettazioni, vado per ordine di frequenza:

  1. Il C-suite lo richiede (a causa di costi…)
  2. I problemi ostinati devono essere risolti (come l’inefficienza…)
  3. Un nuovo obiettivo non può essere raggiunto con la struttura attuale (vedi l’ingresso in un nuovo mercato…)

 

Quando però, abbiamo chiesto modi alternativi di risolvere questi problemi, è venuto fuori che i costi potevano essere tagliati in un altro modo, l’inefficienza non è affatto radicata nella struttura e il nuovo ingresso nel mercato potrebbe essere ottenuto con aggiustamenti meno estremi. Quindi, in casi come questi, perché le persone presumono di aver bisogno di una nuova struttura?

 

Le cose sono due, ma lascio valutare anche te:

  1. Chi decide nelle aziende, sono giunti a collegare automaticamente sfide grandi, complicate e travolgenti con la struttura, perché la struttura è essa stessa grande, complicata e travolgente.
  2. Chi decide, vuole ristrutturarsi per lasciare il segno all’interno della organizzazione.

 

→ No° 2:

Stai comunicando chiaramente la tua visione?

 

E’ evidente che non tutti conoscano il significato e la differenza tra che cosa sia la strategia, un piano strategico e un piano operativo. Ma questo, magari, lo approfondiremo successivamente. In ogni caso, è altrettanto evidente che una strategia non può essere bella (almeno che non sia un bello funzionale), ma deve essere utile e specialmente solida.  E una solida strategia per una riprogettazione organizzativa implica la definizione di una visione molto chiara dei risultati desiderati in anticipo.

 

Non basta dire “Dobbiamo chiudere i silos” o “Serve una migliore collaborazione”Queste sono solo riformulazioni del problema. Allora, dopo aver parlato con l’amministratore delegato di una felice e sana società, sono tornato a casa e ho applicato un metodo che mi aveva consigliato e che ti condivido.

 

Il CEO mi ha detto, articola chiaramente il tuo  “PGPR”:

  • Purpose: Perché stai ristrutturando?
  • Goals: Quali obiettivi dovrebbe raggiungere una nuova struttura?
  • Priorities: In caso di tensioni o necessari compromessi tra obiettivi, quali obiettivi dovrebbero avere la priorità?
  • Requirements: Quali criteri deve soddisfare la progettazione di una nuova struttura?

 

PGPR definisce il successo. Ti dice se hai centrato il bersaglio o meno. Senza di esso, stai solo sparando a caso, il che ti darà risultati casuali.

 

→ No° 3:

Stai coinvolgendo le uniche persone che sono in grado di riprogettare la struttura?

 

Un altro pain emerso durante le chiamante, è una domanda: “Chi pensavi di coinvolgere nella riprogettazione di Catobi?”. Io, ingenuamente, ho detto tutti.

 

Il 90% mi ha risposto che era inutile. Stavo iniziando a crederci, ma non volevo.
Allora ho iniziato a sfogliare ricerche, white paper. Avevo bisogno di dati oggettivi, il logos è sentimento, è stupendo, ma è limitato.

 

Alla fine ho scoperto che includere i collaboratori non dirigenti, ma operativi, nelle decisioni di riprogettazione raddoppia la probabilità di successo della ristrutturazione. Tuttavia, i dipendenti non dirigenti hanno meno probabilità di essere consultati in merito a una ristrutturazione. Ti sorprende?

 

Magari, però, chi decide non lo sa. Eppure il 68% di coloro che governano le riprogettazioni dicono di aver coinvolto i propri collaboratori in prima linea nel prendere o fornire input nelle decisioni di riprogettazione. Al contrario, solo l’11% dei dipendenti lo conferma.

 

Cosa mi sono portato a casa? Che chiedere un feedback ai collaboratori sul piano di riprogettazione è meglio che semplicemente annunciarglielo una volta deciso. Ma anche chiedere un feedback non è sufficiente per ottenere l’incremento.

 

E’ necessario lasciare il controllo e consentire alle persone che svolgono il lavoro, quello operativo, di riprogettare il modo in cui il lavoro viene svolto, che poi è il loro di lavoro.

 

Un titolo Clickbait che impedisce al +80% delle riorganizzazioni di fallire.

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, siamo tornati.
La Summer Edition si è conclusa.

 

Prima di cominciare questo nuovo capitolo insieme per il tuo sprint finale prima della chiusura dell’anno, permettimi di ringraziare tutti i professionisti che hanno voluto arricchire questo Touchpoint durante quest’estate con la loro voglia di condivisione. Grazie a tutti, è stato un piacere potervi leggere.

 

Un nuovo capitolo; non a caso ho usato questa frase. Inizia una nuova epoca per questo progetto che speriamo possa riuscire a gratificare maggiormente tutte le persone, come te, che se lo vivono e ci danno fiducia ormai da tempo e quotidianamente.

 

Presto ti racconterò tutti gli sviluppi, coinvolgendoti maggiormente per permetterti di fare parte di questo cambiamento in prima persona. E per farlo, voglio prendere un po’ di tempo da dedicare al racconto di questo nuovo cammino.

 

Sabato abbiamo avuto il piacere di ospitare a Milano il 1° Community Event in presenza di Catobi.  Un emozione unica, una giornata che abbiamo voluto chiamare: La Festa Dell’innovazione. Un incontro dedicato alla formazione, al prendersi cura di sé ma anche all’incontro, non solo inteso come network ma un vero segnale di concretezza e di ricostruzione di un domani ancora incerto ma, allo stesso tempo, dalla grande potenzialità.

 

Causa normative Covid, abbiamo potuto far partecipare solo 30 persone, ma appena avremo l’opportunità, apriremo a tutti l’invito, è una promessa. Intanto, però, ti condivido l’ODG, per farti capire il taglio che abbiamo voluto dargli e per prepararti per il prossimo insieme:

  • Siamo partiti con una sessione di confronto e identificazione delle principali aree e sfide, usando la metodologia LEGO® SERIOUS PLAY®, e in sequenza una sessione di ideazione e valutazione, usando le tecniche del Design Thinking, Design Sprint e Business Agility, per concludersi con un dialogo generativo attraverso una unConference, utilizzando la metodologia dell’Open Space Technology. Il tutto correlato da un ottimo coffe break!
  • Dopodiché un bel pranzo sociale. Non può mai mancare!
  • Nel pomeriggio, abbiamo proseguito il lavoro svolto la mattina e siamo andati a stimolare al massimo la creatività e la partecipazione con la Tecnica del World Cafè. Un metodo semplice ed efficace nel dar vita a conversazioni informali, vivaci e costruttive, su questioni e temi che riguardano la vita di un’organizzazione o di una comunità.
  • Abbiamo concluso con un workshop di puro Relax, per scoprire e praticare insieme alcune tecniche per migliorare l’aspetto postulare a patire dalla posizione da seduti, che quest’anno ci ha visto tutti quanti belli impegnati. Il tutto correlato da un ottimo Aperitivo!

 

Se vuoi, partecipare al prossimo o proporlo nella tua città, sai dove trovarci↗
In settimana, vedrai che non mancheranno un po’ di foto nei nostri canali.

 

Ma ora vediamo a noi. Questo lunedì, vorrei raccontarti una delle attività che abbiamo portato avanti questa estate.

 

Un semi spoiler del nostro futuro.

 

GO↓

Le Regole del Cambiamento

La tua struttura non sarà mai (e non dovrebbe mai) assomigliare ad altre.

 

Prima di ogni cambiamento, qualsiasi esso sia, siamo portati al confronto. A volte dettato da mera paura, altre per avere una maggior visione oggettiva, altre ancora per entrambe le cose. Presupponiamo che la nostra sia stata un “testare la richiesta del mercato”, normalmente è così che dicono quelli bravi (semi cit.).

 

Quest’estate, abbiamo dedicato tanto tempo a confrontarci. Con tanto, intendo (grazie Google Calendar per le nuove Features) 12,5h di Call settimanali. Prima di saperlo, le chiamavano ferie. Mi sono sorpreso di due cose:

  1. Molti con i quali ci siamo confrontati hanno affermato la stessa cosa
  2. Questi stessi, una volta che gli veniva fatto notare, non lo accettavano

 

Ma cosa dicevano?
Che ci sono regole che si applicano a ogni riprogettazione organizzativa

 

Perché poi lo negavano?
Nessuno aveva il coraggio di confrontare la propria struttura organizzativa.

 

Ma entrambe le affermazioni sono vere: La tua struttura non sarà mai (e non dovrebbe mai) assomigliare a quella di nessun altro. E allo stesso tempo, ci sono Best Practice nella progettazione delle organizzazioni che si applicano a tutti i livelli.

 

Raccogliendo tutte queste informazioni, nel tempo libero, ho iniziato a pensare a quali fossero le Best del nostro cambiamento. E visto che la paura, almeno a noi, stimola, ne ho individuate tre che scalerebbero in qualsiasi organizzazione, se solo si volesse, da condividerti.

Clickbait Rules

Le 3 best practice per ogni riprogettazione organizzativa.

 

La paura ci stimola, ma non siamo nemmeno scienza infusa. Perciò direi di portele come domande, dandoti la nostra risposta, ma lasciando libero il tuo ragionamento. Spero che tu sia d’accordo.

 

→ No° 1:

Ti stai assicurando di aver effettivamente bisogno di una nuova riprogettazione dell’organizzazione?

 

Le chiacchierate estive, ci hanno fatto scoprire il perché si verificano in genere le riprogettazioni, vado per ordine di frequenza:

  1. Il C-suite lo richiede (a causa di costi…)
  2. I problemi ostinati devono essere risolti (come l’inefficienza…)
  3. Un nuovo obiettivo non può essere raggiunto con la struttura attuale (vedi l’ingresso in un nuovo mercato…)

 

Quando però, abbiamo chiesto modi alternativi di risolvere questi problemi, è venuto fuori che i costi potevano essere tagliati in un altro modo, l’inefficienza non è affatto radicata nella struttura e il nuovo ingresso nel mercato potrebbe essere ottenuto con aggiustamenti meno estremi. Quindi, in casi come questi, perché le persone presumono di aver bisogno di una nuova struttura?

 

Le cose sono due, ma lascio valutare anche te:

  1. Chi decide nelle aziende, sono giunti a collegare automaticamente sfide grandi, complicate e travolgenti con la struttura, perché la struttura è essa stessa grande, complicata e travolgente.
  2. Chi decide, vuole ristrutturarsi per lasciare il segno all’interno della organizzazione.

 

→ No° 2:

Stai comunicando chiaramente la tua visione?

 

E’ evidente che non tutti conoscano il significato e la differenza tra che cosa sia la strategia, un piano strategico e un piano operativo. Ma questo, magari, lo approfondiremo successivamente. In ogni caso, è altrettanto evidente che una strategia non può essere bella (almeno che non sia un bello funzionale), ma deve essere utile e specialmente solida.  E una solida strategia per una riprogettazione organizzativa implica la definizione di una visione molto chiara dei risultati desiderati in anticipo.

 

Non basta dire “Dobbiamo chiudere i silos” o “Serve una migliore collaborazione”Queste sono solo riformulazioni del problema. Allora, dopo aver parlato con l’amministratore delegato di una felice e sana società, sono tornato a casa e ho applicato un metodo che mi aveva consigliato e che ti condivido.

 

Il CEO mi ha detto, articola chiaramente il tuo  “PGPR”:

  • Purpose: Perché stai ristrutturando?
  • Goals: Quali obiettivi dovrebbe raggiungere una nuova struttura?
  • Priorities: In caso di tensioni o necessari compromessi tra obiettivi, quali obiettivi dovrebbero avere la priorità?
  • Requirements: Quali criteri deve soddisfare la progettazione di una nuova struttura?

 

PGPR definisce il successo. Ti dice se hai centrato il bersaglio o meno. Senza di esso, stai solo sparando a caso, il che ti darà risultati casuali.

 

→ No° 3:

Stai coinvolgendo le uniche persone che sono in grado di riprogettare la struttura?

 

Un altro pain emerso durante le chiamante, è una domanda: “Chi pensavi di coinvolgere nella riprogettazione di Catobi?”. Io, ingenuamente, ho detto tutti.

 

Il 90% mi ha risposto che era inutile. Stavo iniziando a crederci, ma non volevo.
Allora ho iniziato a sfogliare ricerche, white paper. Avevo bisogno di dati oggettivi, il logos è sentimento, è stupendo, ma è limitato.

 

Alla fine ho scoperto che includere i collaboratori non dirigenti, ma operativi, nelle decisioni di riprogettazione raddoppia la probabilità di successo della ristrutturazione. Tuttavia, i dipendenti non dirigenti hanno meno probabilità di essere consultati in merito a una ristrutturazione. Ti sorprende?

 

Magari, però, chi decide non lo sa. Eppure il 68% di coloro che governano le riprogettazioni dicono di aver coinvolto i propri collaboratori in prima linea nel prendere o fornire input nelle decisioni di riprogettazione. Al contrario, solo l’11% dei dipendenti lo conferma.

 

Cosa mi sono portato a casa? Che chiedere un feedback ai collaboratori sul piano di riprogettazione è meglio che semplicemente annunciarglielo una volta deciso. Ma anche chiedere un feedback non è sufficiente per ottenere l’incremento.

 

E’ necessario lasciare il controllo e consentire alle persone che svolgono il lavoro, quello operativo, di riprogettare il modo in cui il lavoro viene svolto, che poi è il loro di lavoro.

 

Un titolo Clickbait che impedisce al +80% delle riorganizzazioni di fallire.

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

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