Buondì, e buon lunedì.
Oggi, parliamo di un potere crescente di un ecosistema nascosto.

 

A Milano, in occasione della Festa dell’Innovazione, durante il LEGO® SERIOUS PLAY®, in uno dei tavoli, costruendo la storia di una nuova innovazione, è uscito un tema importante, che ti sintetizzo con:

  • la tecnologia lascia molte persone indietro;
  • la tecnologia pensata, non è sempre quella che poi applichiamo.

 

Nulla di estremamente nuovo, ma piuttosto perennemente valido: l’idea di una comunità di persone che consumano soluzioni tecnologiche, le producono o fanno entrambe le cose attorno a qualche costrutto fondamentale, evidenzia quanto il potere sugli acquisti di tecnologia stia cambiando e si stia diffondendo. Eppure, spesso, il prodotto fallisce nel suo intento. Gli utenti hanno davvero influenza, potere o coinvolgimento nelle decisioni sul prodotto?

 

E sono seguite altre mille domande… In che modo gli utenti esercitano un’influenza (diretta e indiretta) sulla distribuzione del prodotto? In che modo le dinamiche organizzative, come i profili di adozione della tecnologia aziendale, influenzano i desideri e le azioni dell’utente relative alle decisioni sul prodotto? Tutti gli utenti contano? Oppure possiamo segmentarli in vari gruppi che riflettono la loro probabilità di esercitare influenza ( diretta e indiretta) in maniera più forte? Cosa spinge gli utenti a provare prodotti gratuiti e quanto spesso si trasformano in acquisti a pagamento?

 

A queste domande si aggiunge anche il fatto che l’industria tecnologica di oggi è modellata da diverse cattive pratiche ormai radicate. E’ necessario iniziare a mettere in discussione l’infallibilità del sistema di credenze consolidato del settore, prima che l’estremizzazione dell’esperienza del cliente, il processo decisionale basato sui dati abbiano conseguenze sociali dannose.

 

A quello stesso tavolo, però, è uscita anche una soluzione.
Esercitare un buon giudizio digitale

 

GO↓

Le BigTech dell’Iperimpegno

Provocare nuovi pensieri e nuove prospettive tra i nostri clienti.

 

La proposta a dirsi è semplice: predisporre una gestione del prodotto socialmente responsabile. La conversazione è proseguita ovunque: a pranzo, la sera su WhatsApp, il giorno dopo su LinkedIn. Insomma, è diventato un brainstorming enorme e brillantemente produttivo.

 

Come sai, mi piace molto poi razionalizzare la parola di tutti, perciò non poteva manca un Manifesto di questa conversazione. Una settimana per tirare fuori gli insights più cruciali, ma sembrerebbe avere preso una buona forma.

 

E’ un MVP, perciò massima libertà di intervenire per svilupparlo↗
Nel mentre, ringrazio, in particolare modo Riccardo e Francesca per aver voluto contribuire in prima persona, all’arricchimento di questi punti.

 

Come diventare un Product Manager Responsabile?

  1. Incorpora l’etica digitale nel tuo codice di condotta e non lasciarla aperta all’interpretazione individuale.
  2. Rendi l’intero coinvolgimento nella realizzazione di un prodotto costruttivo e desiderabile. Non serve l’iper impegno, se non sei in grado di trattare i tuoi utenti (interni ed esterni) come esseri umani.
  3. Conduci una valutazione dell’impatto sociale per proteggere i tuoi utenti (persone) dalle possibili conseguenze del tuo prodotto, perché l’impatto sul mercato non è l’unico tipo di impatto che il tuo prodotto può avere. 
  4. La diversità nel processo decisionale è un antidoto alle conseguenze impreviste. Valutalo quando formerai il team di prodotto.
  5. Assumi per competenza, potenzialità e motivazione, piuttosto che per adattamento culturale. L’innovazione deve migliorare, ma la diversità, el ‘quità e l’inclusione sono ancora minate da enormi barriere sistemiche.
  6. Premia non soltanto la produttività e l’innovazione, ma anche il lavoro con maggior impatto positivo. Non solo internamente, perché atteggiamenti e pratiche, buone e cattive, si diffondono tra le organizzazioni.
  7. Ci sono cose più grandi della tua azienda, del tuo prodotto e del tuo lavoro. Se non sei sicuro del risultato positivo, non c’è obbligo per te di continuare. 

 

Che poi scritto così, sembra davvero un Manifesto.

 

Ribalta gli effetti di rete dell’economia digitale e provoca un onnipotente disordine globale.

 

Ma fallo, con la Pottery Barn Rule
(se non sai cosa sia↗)

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, e buon lunedì.
Oggi, parliamo di un potere crescente di un ecosistema nascosto.

 

A Milano, in occasione della Festa dell’Innovazione, durante il LEGO® SERIOUS PLAY®, in uno dei tavoli, costruendo la storia di una nuova innovazione, è uscito un tema importante, che ti sintetizzo con:

  • la tecnologia lascia molte persone indietro;
  • la tecnologia pensata, non è sempre quella che poi applichiamo.

 

Nulla di estremamente nuovo, ma piuttosto perennemente valido: l’idea di una comunità di persone che consumano soluzioni tecnologiche, le producono o fanno entrambe le cose attorno a qualche costrutto fondamentale, evidenzia quanto il potere sugli acquisti di tecnologia stia cambiando e si stia diffondendo. Eppure, spesso, il prodotto fallisce nel suo intento. Gli utenti hanno davvero influenza, potere o coinvolgimento nelle decisioni sul prodotto?

 

E sono seguite altre mille domande… In che modo gli utenti esercitano un’influenza (diretta e indiretta) sulla distribuzione del prodotto? In che modo le dinamiche organizzative, come i profili di adozione della tecnologia aziendale, influenzano i desideri e le azioni dell’utente relative alle decisioni sul prodotto? Tutti gli utenti contano? Oppure possiamo segmentarli in vari gruppi che riflettono la loro probabilità di esercitare influenza ( diretta e indiretta) in maniera più forte? Cosa spinge gli utenti a provare prodotti gratuiti e quanto spesso si trasformano in acquisti a pagamento?

 

A queste domande si aggiunge anche il fatto che l’industria tecnologica di oggi è modellata da diverse cattive pratiche ormai radicate. E’ necessario iniziare a mettere in discussione l’infallibilità del sistema di credenze consolidato del settore, prima che l’estremizzazione dell’esperienza del cliente, il processo decisionale basato sui dati abbiano conseguenze sociali dannose.

 

A quello stesso tavolo, però, è uscita anche una soluzione.
Esercitare un buon giudizio digitale

 

GO↓

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Provocare nuovi pensieri e nuove prospettive tra i nostri clienti.

 

La proposta a dirsi è semplice: predisporre una gestione del prodotto socialmente responsabile. La conversazione è proseguita ovunque: a pranzo, la sera su WhatsApp, il giorno dopo su LinkedIn. Insomma, è diventato un brainstorming enorme e brillantemente produttivo.

 

Come sai, mi piace molto poi razionalizzare la parola di tutti, perciò non poteva manca un Manifesto di questa conversazione. Una settimana per tirare fuori gli insights più cruciali, ma sembrerebbe avere preso una buona forma.

 

E’ un MVP, perciò massima libertà di intervenire per svilupparlo↗
Nel mentre, ringrazio, in particolare modo Riccardo e Francesca per aver voluto contribuire in prima persona, all’arricchimento di questi punti.

 

Come diventare un Product Manager Responsabile?

  1. Incorpora l’etica digitale nel tuo codice di condotta e non lasciarla aperta all’interpretazione individuale.
  2. Rendi l’intero coinvolgimento nella realizzazione di un prodotto costruttivo e desiderabile. Non serve l’iper impegno, se non sei in grado di trattare i tuoi utenti (interni ed esterni) come esseri umani.
  3. Conduci una valutazione dell’impatto sociale per proteggere i tuoi utenti (persone) dalle possibili conseguenze del tuo prodotto, perché l’impatto sul mercato non è l’unico tipo di impatto che il tuo prodotto può avere. 
  4. La diversità nel processo decisionale è un antidoto alle conseguenze impreviste. Valutalo quando formerai il team di prodotto.
  5. Assumi per competenza, potenzialità e motivazione, piuttosto che per adattamento culturale. L’innovazione deve migliorare, ma la diversità, el ‘quità e l’inclusione sono ancora minate da enormi barriere sistemiche.
  6. Premia non soltanto la produttività e l’innovazione, ma anche il lavoro con maggior impatto positivo. Non solo internamente, perché atteggiamenti e pratiche, buone e cattive, si diffondono tra le organizzazioni.
  7. Ci sono cose più grandi della tua azienda, del tuo prodotto e del tuo lavoro. Se non sei sicuro del risultato positivo, non c’è obbligo per te di continuare. 

 

Che poi scritto così, sembra davvero un Manifesto.

 

Ribalta gli effetti di rete dell’economia digitale e provoca un onnipotente disordine globale.

 

Ma fallo, con la Pottery Barn Rule
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