Buondì, il 2022 è alle porte!
Siamo alla 2° Week dell’XMas Edition.

 

La settimana scorsa, in compagnia di Luca Altimani, abbiamo riso e riflettuto sul racconto di Giulio e del protagonista di “Il Natale in Azienda”, la puoi recuperare nel Touchpoint 86°→

 

Oggi con noi Alessandro Colonna
Creativo & Social Media Manager

 

GO↓

Nightmare Before Christmas

Il Natale di un Social Media Manager

 

Foto di alberi addobbati, foto di gattini sugli alberi addobbati, foto di gattini con il cappello di Babbo Natale sugli alberi addobbati. Bello usare i social durante il periodo natalizio se sei un boomer. Molto meno se sei un Social Media Manager.

 

Perché si sa, la vita è quella cosa che passa mentre sei in call a discutere sulle campagne natalizie. Ho sempre pensato che, certi clienti, la fase di analisi non te la facciano passare sul Business Manager ma dallo psicologo. Soprattutto quando verso ottobre arriva la mail del cliente con scritto:

 

Alessandro ciao! Ma la stiamo pensando qualcosa di WOW per Natale? Dai che dobbiamo spaccare ehh, però occhio che non c’è budget”.

 

È una legge: non importa che tu sia un’azienda di paese con 10 clienti (di cui 5 sono tuoi parenti) senza una lira, l’importante è fare la campagna WOW per Natale. Oggi, i marketers farebbero bene a lasciare il neuromarketing e a dedicarsi a una nuova disciplina: il ‘n euro marketing.

 

A imparare come essere il discount del settore. Perché per le aziende italiane, il social media manager ideale deve conoscere 4 lingue, ma in nessuna di queste dovrebbe saper articolare espressioni tipo “bisogna aumentare il budget”.

 

Il paradosso. I clienti ti chiedono di far decollare il proprio business in poco tempo. Ma devono aver scambiato l’agenzia di marketing per un’agenzia di viaggi.
E così sei già a novembre. Nell’aria inizia a sentirsi il tepore natalizio. O forse son solo arrosticini. Ma non importa, tu intanto devi pensare alla campagna.

 

Sei immerso nel flusso creativo. Sei tu e il tuo computer. Inizi a cercare cosa potrebbe mai accomunare gli asset del tuo cliente al Natale. Passano ore, ma alla fine niente. Ti convinci che in fondo quel “Lorem ipsum” non è così male. Ma sono solo false aspettative. Nel frattempo vai a prepararti il terzo caffè: il nettare degli dei. Perché è risaputo: mentre in Italia discutono sulla terza dose del vaccino, i creativi sanno che la vera terza dose che può salvarti la vita è quella del caffè.

 

La carica neuronale di cui abbiamo bisogno: la bevanda che rende il lunedì meno lunedì. Vabbè, che poi questo accanimento sul lunedì ha un po’ stancato. Ragazzi, siamo in Italia, non c’è lavoro. C’è un tasso di disoccupazione talmente alto che il 60% dei giovani mica le capisce le battute sul lunedì.

 

E così tra un “Cordiali Saluti” e l’altro scambiato per mail con il cliente, si arriva a inizio dicembre. Quando la campagna è finalmente definita e pronta per essere programmata e mentre sei sul business manager a sistemare la sponsorizzata arriva una chiamata.

 

È lui. IL TUO CLIENTE.

 

In quel momento il tuo volto è bianco, la sudorazione aumenta, i battiti pure e sei spaventato. Ti senti un personaggio di Tim Burton. Hai due opzioni: rispondere o attaccare e chiamare Taffo.

 

In una frazione di secondo decidi che la tua ora non è ancora arrivata e rispondi: “Ciao, dimmi”, e lui “Ehi Ale, ci ho ripensato, questa campagna è troppo soft. La voglio più disruptive, dobbiamo fare leva sul sentiment e creare l’engagement che ci porta ad aumentare la brand awareness. Il mercato non ci aiuta, è vero, ma noi siamo resilienti e resisteremo. Resilienza!” Mentre ascoltavi gli inglesismi, immaginavi il tuo cliente davanti al pc con la pagina Google aperta “parole inglesi business”, nel frattempo ritrovi il numero di Taffo e prepari il cappio con il filo del mouse.

 

Resilienza e disruptive. Due parole abusate nel linguaggio del business. Gli imprenditori utilizzano “Resilienza” per esaltare le proprie capacità di superare un evento traumatico, assorbire l’urto senza rompersi. Ma in realtà quelli resilienti siamo proprio noi Social Media Manager: che con certi clienti ci siamo fracassati i testicoli da tempo, ma continuano ancora a rimanere lì per miracolo.

 

Per non parlare di disruptive. Passi ore a pensare a qualcosa di più spinto da proporre al cliente, una comunicazione anticonvenzionale ma alla fine “No dai Ale, non me la sento. È troppo”.

 

E nel frattempo sei al 15 dicembre a ripensare alla campagna di Natale, davanti a quel computer. La tua confusione tra vita reale e vita digitale è talmente alta che il cancello del cortile non lo apri, ci clicchi.

 

Entri nello sconforto perché pensi al duro lavoro che devi fare per vivere, con contratto sottopagato da stagista. Perché “contratto di stagista” is the new “stiamo insieme, ma niente di serio”. È pesante vivere in un mercato in cui certe aziende pretendono di volere un Junior con 10 anni di esperienza. Ma quale esperienza vorrebbero vedere? Le soft skills assimilate dal passaggio tra feto e nascituro? Nessuno ha più voglia di intraprendere percorsi nuovi e di rischiare. Tanto che i curriculum son diventati tutti uguali. Tutti copia-incolla. Non dovrebbero chiamarli CV, ma (Ctrl)C – (Ctrl)V.

 

Mentre sei giù di morale vorresti avere la stessa versatilità d’umore di Studio Aperto: ovvero la capacità di passare da “strage famigliare” a “il cucciolo di panda Charlie fa le capriole allo zoo” in pochi secondi. Non ce la fai, ma provi a ritornare produttivo. Mancano solo 5 giorni al Natale e ancora non hai sciolto il nodo della campagna. Ma alla fine capiti per sbaglio sul profilo Facebook di tua madre e…tac…ti viene l’illuminazione.

 

Chiami subito il tuo cliente “Ciao, senti un po’ ma che dici se mettiamo dei gattini accanto ad un albero di Natale e sulla zampetta di un gattino ci mettiamo il tuo prodotto?”. E lui subito: “GENIOOOO!!! Finalmente Ale! Inizia a realizzarla, ottima idea!”. La tua dignità è sotto lo zero. La tua proposta manda in aria anni e anni di studi sull’evoluzione di Charles Darwin, facendo pensare ad un rapido regredire della specie umana. Ma pensi alla tua sanità mentale. Perciò, sipario. La fai.

 

Foto di alberi addobbati, foto di gattini sugli alberi addobbati, foto di gattini con il cappello di Babbo Natale sugli alberi addobbati. Alla fine a rubarti il posto di Social Media Manager non è il famoso cuggggino.

 

Il vero competitors è tua madre.

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, il 2022 è alle porte!
Siamo alla 2° Week dell’XMas Edition.

 

La settimana scorsa, in compagnia di Luca Altimani, abbiamo riso e riflettuto sul racconto di Giulio e del protagonista di “Il Natale in Azienda”, la puoi recuperare nel Touchpoint 86°→

 

Oggi con noi Alessandro Colonna
Creativo & Social Media Manager

 

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Nightmare Before Christmas

Il Natale di un Social Media Manager

 

Foto di alberi addobbati, foto di gattini sugli alberi addobbati, foto di gattini con il cappello di Babbo Natale sugli alberi addobbati. Bello usare i social durante il periodo natalizio se sei un boomer. Molto meno se sei un Social Media Manager.

 

Perché si sa, la vita è quella cosa che passa mentre sei in call a discutere sulle campagne natalizie. Ho sempre pensato che, certi clienti, la fase di analisi non te la facciano passare sul Business Manager ma dallo psicologo. Soprattutto quando verso ottobre arriva la mail del cliente con scritto:

 

Alessandro ciao! Ma la stiamo pensando qualcosa di WOW per Natale? Dai che dobbiamo spaccare ehh, però occhio che non c’è budget”.

 

È una legge: non importa che tu sia un’azienda di paese con 10 clienti (di cui 5 sono tuoi parenti) senza una lira, l’importante è fare la campagna WOW per Natale. Oggi, i marketers farebbero bene a lasciare il neuromarketing e a dedicarsi a una nuova disciplina: il ‘n euro marketing.

 

A imparare come essere il discount del settore. Perché per le aziende italiane, il social media manager ideale deve conoscere 4 lingue, ma in nessuna di queste dovrebbe saper articolare espressioni tipo “bisogna aumentare il budget”.

 

Il paradosso. I clienti ti chiedono di far decollare il proprio business in poco tempo. Ma devono aver scambiato l’agenzia di marketing per un’agenzia di viaggi.
E così sei già a novembre. Nell’aria inizia a sentirsi il tepore natalizio. O forse son solo arrosticini. Ma non importa, tu intanto devi pensare alla campagna.

 

Sei immerso nel flusso creativo. Sei tu e il tuo computer. Inizi a cercare cosa potrebbe mai accomunare gli asset del tuo cliente al Natale. Passano ore, ma alla fine niente. Ti convinci che in fondo quel “Lorem ipsum” non è così male. Ma sono solo false aspettative. Nel frattempo vai a prepararti il terzo caffè: il nettare degli dei. Perché è risaputo: mentre in Italia discutono sulla terza dose del vaccino, i creativi sanno che la vera terza dose che può salvarti la vita è quella del caffè.

 

La carica neuronale di cui abbiamo bisogno: la bevanda che rende il lunedì meno lunedì. Vabbè, che poi questo accanimento sul lunedì ha un po’ stancato. Ragazzi, siamo in Italia, non c’è lavoro. C’è un tasso di disoccupazione talmente alto che il 60% dei giovani mica le capisce le battute sul lunedì.

 

E così tra un “Cordiali Saluti” e l’altro scambiato per mail con il cliente, si arriva a inizio dicembre. Quando la campagna è finalmente definita e pronta per essere programmata e mentre sei sul business manager a sistemare la sponsorizzata arriva una chiamata.

 

È lui. IL TUO CLIENTE.

 

In quel momento il tuo volto è bianco, la sudorazione aumenta, i battiti pure e sei spaventato. Ti senti un personaggio di Tim Burton. Hai due opzioni: rispondere o attaccare e chiamare Taffo.

 

In una frazione di secondo decidi che la tua ora non è ancora arrivata e rispondi: “Ciao, dimmi”, e lui “Ehi Ale, ci ho ripensato, questa campagna è troppo soft. La voglio più disruptive, dobbiamo fare leva sul sentiment e creare l’engagement che ci porta ad aumentare la brand awareness. Il mercato non ci aiuta, è vero, ma noi siamo resilienti e resisteremo. Resilienza!” Mentre ascoltavi gli inglesismi, immaginavi il tuo cliente davanti al pc con la pagina Google aperta “parole inglesi business”, nel frattempo ritrovi il numero di Taffo e prepari il cappio con il filo del mouse.

 

Resilienza e disruptive. Due parole abusate nel linguaggio del business. Gli imprenditori utilizzano “Resilienza” per esaltare le proprie capacità di superare un evento traumatico, assorbire l’urto senza rompersi. Ma in realtà quelli resilienti siamo proprio noi Social Media Manager: che con certi clienti ci siamo fracassati i testicoli da tempo, ma continuano ancora a rimanere lì per miracolo.

 

Per non parlare di disruptive. Passi ore a pensare a qualcosa di più spinto da proporre al cliente, una comunicazione anticonvenzionale ma alla fine “No dai Ale, non me la sento. È troppo”.

 

E nel frattempo sei al 15 dicembre a ripensare alla campagna di Natale, davanti a quel computer. La tua confusione tra vita reale e vita digitale è talmente alta che il cancello del cortile non lo apri, ci clicchi.

 

Entri nello sconforto perché pensi al duro lavoro che devi fare per vivere, con contratto sottopagato da stagista. Perché “contratto di stagista” is the new “stiamo insieme, ma niente di serio”. È pesante vivere in un mercato in cui certe aziende pretendono di volere un Junior con 10 anni di esperienza. Ma quale esperienza vorrebbero vedere? Le soft skills assimilate dal passaggio tra feto e nascituro? Nessuno ha più voglia di intraprendere percorsi nuovi e di rischiare. Tanto che i curriculum son diventati tutti uguali. Tutti copia-incolla. Non dovrebbero chiamarli CV, ma (Ctrl)C – (Ctrl)V.

 

Mentre sei giù di morale vorresti avere la stessa versatilità d’umore di Studio Aperto: ovvero la capacità di passare da “strage famigliare” a “il cucciolo di panda Charlie fa le capriole allo zoo” in pochi secondi. Non ce la fai, ma provi a ritornare produttivo. Mancano solo 5 giorni al Natale e ancora non hai sciolto il nodo della campagna. Ma alla fine capiti per sbaglio sul profilo Facebook di tua madre e…tac…ti viene l’illuminazione.

 

Chiami subito il tuo cliente “Ciao, senti un po’ ma che dici se mettiamo dei gattini accanto ad un albero di Natale e sulla zampetta di un gattino ci mettiamo il tuo prodotto?”. E lui subito: “GENIOOOO!!! Finalmente Ale! Inizia a realizzarla, ottima idea!”. La tua dignità è sotto lo zero. La tua proposta manda in aria anni e anni di studi sull’evoluzione di Charles Darwin, facendo pensare ad un rapido regredire della specie umana. Ma pensi alla tua sanità mentale. Perciò, sipario. La fai.

 

Foto di alberi addobbati, foto di gattini sugli alberi addobbati, foto di gattini con il cappello di Babbo Natale sugli alberi addobbati. Alla fine a rubarti il posto di Social Media Manager non è il famoso cuggggino.

 

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