Buondì, spero vada per il meglio.
Il brand è solo un asset di Marketing?

 

Prima di addentrarci in questa avventura, oggi torna Weekly Insights.
Se non ti viene in mente nulla, è il nuovo esperimento di questo Remarks, dove una o due volte al mese (continueremo a capirlo insieme) ospiteremo alcuni vertical, con contenuti brevi, ma più densi e corredati di link che puoi approfondire durante la settimana.

 

In questa edizione ospitiamo un progetto molto figo, creato e gestito da un ragazzo e un professionista super in gamba. Tra poco te lo presento. ↓ 

 

Ogni giorno che passa, è sempre più evidente: viviamo in un’epoca in cui i Brand riescono ad innescare cambiamenti sociali, ispirare idee e movimenti innovativi e avere voce in capitolo in conversazioni più ampie dei propri interessi. Postilla: forse ci fa così strano, perché ancora non abbiamo capito che le organizzazioni sono persone. Ma il discorso è un altro.

 

Questo comporta un grande problema per chi fa marketing: lo sappiamo, ne siamo consapevoli e riconosciamo il potenziale di tutto ciò, ma difficilmente siamo in grado di trasmetterlo agli altri, spesso “a chi sta sopra”. C’è una ragione, gli strumenti di misurazione del sentiment o dell’awareness, non sono sufficienti per dimostrare l’importanza di costruire un Business di pari passo con il Brand.

 

Oggi parliamo di un nuovo potente strumento per misurare l’impatto e migliorare il ROI del tuo brand in ogni fase del funnel, inclusa l’acquisizione.

 

Misurare, modellare e migliorare il Brand Value.

 

GO↓

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I migliori strumenti di digital marketing per freelancer, startup e marketers. Iscriviti alla newsletter  per ricevere ogni settimana consigli sui migliori tools di online marketing.

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 Metriche Parlanti

Conversazione di Brand.

 

Quando incontri chi fa e sa il perché lo stia facendo, ti si apre un mondo. Quando incontri coloro che hanno capito che collegare il proprio brand ad ogni sfida aziendale, comporta avere uno strumento strategico in grado di attrarre talenti migliori, poter determinare i prezzi, identificare partnership inaspettate e generare vendite superiori, ti si apre un mondo.

 

Devo essere onesto in questo ultimo anno e mezzo, sono stato fortunato. Ma non sempre lo sono stato e tanti ancora non lo sono mai stati, non lo sono più o addirittura non sanno nemmeno cosa voglia dire esserlo.  Purtroppo non sono in molti a vedere il proprio brand come un asset finanziario, paradossale vero?

 

Per questo, provo a raccontarti il mio ultimo anno e mezzo in 4 passi:

 

→ Values Alignment

 

Ho scoperto che esistono organizzazioni che comunicano con clienti e utenti che condividono i propri valori, e addirittura sono motivati da uno scopo comune. Impegnate a evidenziare problemi, a prendere posizione e mettere in luce le soluzioni. Ma non solo, sono proiettate costantemente nel dimostrare i propri valori, bramosi di capire chi acquista i propri prodotti, il perché e chi sono come persone, prima che professionisti o aziende.

 

Questi sono anche quelli che hanno punteggi di fedeltà e una retention superiori del 167% rispetto alla media. Poi ci sono quelli che danno, invece, più importanza alle % di click e poi anche quelli che non stanziano nemmeno budget media.

 

→ Experience Satisfaction

 

Ho scoperto che esistono organizzazioni che hanno ingegnerizzato qualsiasi processo per riuscire ad offrire esperienze uniche ai propri clienti e utenti. In costante ricerca di nuove idee da sperimentare per rafforzare esperienze di marca coinvolgenti, in tutti i touchpoint: dall’awareness alla revenue, abilitando empaticamente la comprensione dei propri clienti. Quelle che tutti i giorni si chiedono: quanto è facile acquistare il nostro prodotto? È divertente da possedere? Come possiamo risolvere i punti deboli?

 

Questi sono anche quelli che superano i punteggi NPS e % di Quality Value del 12%. Poi ci sono quelli che non hanno capito che creare una esperienza non è compito del solo marketing, e poi anche quelli che non sanno nemmeno cosa sia la collaborazione e la fiducia.

 

→ Message Memorability

 

Ho scoperto che esistono organizzazioni che tutti i giorni, scientificamente, sondano ogni millimetro dei propri asset comunicativi, per raggiungere le loro persone al momento giusto, catturando la loro attenzione e suscitando in loro uno smodato desiderio. Sono generatori di rischio, spingendo la proprio creatività talmente tanto verso l’innovazione, da aver potuto osservare come messaggi che sorprendono o infrangono convenzioni, standard e stereotipi, sono più facili da ricordare, più influenti e che richiedono budget media inferiori.

 

Questi sono anche quelli che generano campagne che convertono +70% della propria audience. Poi ci sono quelli che provano ad hackerare la memorabilità con budget stratosferici, e poi ci sono quelli “da €1.000 un sito web”.

 

→ Share of Culture

 

Ho scoperto che esistono organizzazioni che hanno un impatto fuori misura perché infrangono i codici standard di relazione, non solo partecipando attivamente, ma creando vere e proprie comunità attorno ai propri ideali, alla propria cultura. Questi, a mio avviso, sono i più coraggiosi. Questi sono quelli che ti fanno vivere il mondo che ti si para davanti quando li scopri.
Questi sono anche quelli che, rinunciando al controllo, permettono ai propri clienti e utenti di immedesimarsi in loro, sentirsi connessi ottenendo risultati incalcolabili. Poi ci sono quelli che cercano di costruire una cultura attorno ai propri prodotti o servizi, e poi quelli che dicono che ci vuole una “purpose”.

 

Poi c’è chi lo hanno capito meglio e prima di me. Sono quelli che hanno già dotato la propria organizzazione di un preciso sistema di punteggio basato sui dati e su un modello per illustrare l’impatto del proprio brand nel tempo, e gli hanno dato pure un nome: “BrandWorth”→

 

Con uno strumento del genere, è possibile sfruttare quei dati per definire la strategia su come il tuo Brand può avere un impatto smisurato su ogni aspetto della tua azienda, in particolare sul ROI.

 

Spero tu possa trovare la mia stessa fortuna. Cercala o falla tua.

Una piattaforma innovativa pensata per “trasformare il tuo pubblico in un vero e proprio business”.

 

Ghost è uno strumento all-in-one per content creator che permette di dar vita ad un ambiente nel quale poter gestire la propria community a 360°. Disegna il tuo sito web, crea e pubblica contenuti, raccogli mail e contatti, invia email e newsletter, offri e gestisci membership ed analizza statistiche e risultati ottenuti: il tutto da un’unica piattaforma.

→ Ghost.org 

 

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Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, spero vada per il meglio.
Il brand è solo un asset di Marketing?

 

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In questa edizione ospitiamo un progetto molto figo, creato e gestito da un ragazzo e un professionista super in gamba. Tra poco te lo presento. ↓ 

 

Ogni giorno che passa, è sempre più evidente: viviamo in un’epoca in cui i Brand riescono ad innescare cambiamenti sociali, ispirare idee e movimenti innovativi e avere voce in capitolo in conversazioni più ampie dei propri interessi. Postilla: forse ci fa così strano, perché ancora non abbiamo capito che le organizzazioni sono persone. Ma il discorso è un altro.

 

Questo comporta un grande problema per chi fa marketing: lo sappiamo, ne siamo consapevoli e riconosciamo il potenziale di tutto ciò, ma difficilmente siamo in grado di trasmetterlo agli altri, spesso “a chi sta sopra”. C’è una ragione, gli strumenti di misurazione del sentiment o dell’awareness, non sono sufficienti per dimostrare l’importanza di costruire un Business di pari passo con il Brand.

 

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Conversazione di Brand.

 

Quando incontri chi fa e sa il perché lo stia facendo, ti si apre un mondo. Quando incontri coloro che hanno capito che collegare il proprio brand ad ogni sfida aziendale, comporta avere uno strumento strategico in grado di attrarre talenti migliori, poter determinare i prezzi, identificare partnership inaspettate e generare vendite superiori, ti si apre un mondo.

 

Devo essere onesto in questo ultimo anno e mezzo, sono stato fortunato. Ma non sempre lo sono stato e tanti ancora non lo sono mai stati, non lo sono più o addirittura non sanno nemmeno cosa voglia dire esserlo.  Purtroppo non sono in molti a vedere il proprio brand come un asset finanziario, paradossale vero?

 

Per questo, provo a raccontarti il mio ultimo anno e mezzo in 4 passi:

 

→ Values Alignment

 

Ho scoperto che esistono organizzazioni che comunicano con clienti e utenti che condividono i propri valori, e addirittura sono motivati da uno scopo comune. Impegnate a evidenziare problemi, a prendere posizione e mettere in luce le soluzioni. Ma non solo, sono proiettate costantemente nel dimostrare i propri valori, bramosi di capire chi acquista i propri prodotti, il perché e chi sono come persone, prima che professionisti o aziende.

 

Questi sono anche quelli che hanno punteggi di fedeltà e una retention superiori del 167% rispetto alla media. Poi ci sono quelli che danno, invece, più importanza alle % di click e poi anche quelli che non stanziano nemmeno budget media.

 

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Ho scoperto che esistono organizzazioni che hanno ingegnerizzato qualsiasi processo per riuscire ad offrire esperienze uniche ai propri clienti e utenti. In costante ricerca di nuove idee da sperimentare per rafforzare esperienze di marca coinvolgenti, in tutti i touchpoint: dall’awareness alla revenue, abilitando empaticamente la comprensione dei propri clienti. Quelle che tutti i giorni si chiedono: quanto è facile acquistare il nostro prodotto? È divertente da possedere? Come possiamo risolvere i punti deboli?

 

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Ho scoperto che esistono organizzazioni che tutti i giorni, scientificamente, sondano ogni millimetro dei propri asset comunicativi, per raggiungere le loro persone al momento giusto, catturando la loro attenzione e suscitando in loro uno smodato desiderio. Sono generatori di rischio, spingendo la proprio creatività talmente tanto verso l’innovazione, da aver potuto osservare come messaggi che sorprendono o infrangono convenzioni, standard e stereotipi, sono più facili da ricordare, più influenti e che richiedono budget media inferiori.

 

Questi sono anche quelli che generano campagne che convertono +70% della propria audience. Poi ci sono quelli che provano ad hackerare la memorabilità con budget stratosferici, e poi ci sono quelli “da €1.000 un sito web”.

 

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Ho scoperto che esistono organizzazioni che hanno un impatto fuori misura perché infrangono i codici standard di relazione, non solo partecipando attivamente, ma creando vere e proprie comunità attorno ai propri ideali, alla propria cultura. Questi, a mio avviso, sono i più coraggiosi. Questi sono quelli che ti fanno vivere il mondo che ti si para davanti quando li scopri.
Questi sono anche quelli che, rinunciando al controllo, permettono ai propri clienti e utenti di immedesimarsi in loro, sentirsi connessi ottenendo risultati incalcolabili. Poi ci sono quelli che cercano di costruire una cultura attorno ai propri prodotti o servizi, e poi quelli che dicono che ci vuole una “purpose”.

 

Poi c’è chi lo hanno capito meglio e prima di me. Sono quelli che hanno già dotato la propria organizzazione di un preciso sistema di punteggio basato sui dati e su un modello per illustrare l’impatto del proprio brand nel tempo, e gli hanno dato pure un nome: “BrandWorth”→

 

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