Buondì, e buon lunedì.
La globalizzazione sta per finire?

 

Mentre sto scrivendo questo Remarks, sono già 415 le aziende che si sono ritirate dalla Russia. Sono misure che suggeriscono un problema più profondo e molto più complicato per le aziende e per tutti coloro che sono chiamati a guidare le vendite e creare l’immagine di queste realtà.

 

Pensa soltanto a quanto questa invasione stia distruggendo il sistema alimentare globale. Chi di noi non sta cercando acquisti all’ingrosso o prezzi più bassi?

 

L’aumento del costo della vita sta spingendo i Brand a ripensare la loro strategia. Ciò significa che molti Brand stanno cambiando di conseguenza prezzi, prodotti e canali di distribuzione. Forse in questi due anni, se siamo stati bravi, avremmo dovuto fare tesoro di preziosi insegnamenti e strategie di Marketing.

 

Come stai governando la tua Brand Promotion e scegliendo i canali di distribuzione più appropriati per preservare il tuo posizionamento.

 

C’è molto da imparare dalle precedenti recessioni.

 

GO↓

Consumer Confidence

Comprendere la psicologia della Crisi.

 

Nei due anni passati, sono state evidenti alcune cose: le persone hanno stabilito priorità più rigorose e ridotto la spesa. Quando le vendite sono iniziate a diminuire, le aziende in genere hanno tagliato i costi, ridotto i prezzi e rimandato i nuovi investimenti e le spese di marketing sono spesso state ridotte in modo totalmente generalizzato.

 

Ma sono stati questi tagli indiscriminati ad essere il primo errore, perché non hanno permesso a molti di esaminare, in maniera adattiva, le esigenze dei propri clienti e quindi le prestazioni a lungo termine.

 

Non dovremmo mai dimenticarci che l’aumento delle vendite non è generato solo da pubblicità e prodotti accattivanti. Gli acquisti dipendono dal reddito disponibile delle persone, dalla fiducia nel proprio futuro, nell’economia e dall’adozione di stili di vita e valori che incoraggiano il consumo.

 

È evidente, a maggiora ragione, che segmentazioni “Laser Model” non possano portare a nulla, perché la guerra rende tutti poveri. Quindi, un primo passo importante consiste nell’anticipare la durata della crisi, ciò influirà sul tipo di strategia da adottare, ma non solo. Dovremmo chiederci come i nostri clienti vedono il nostro Brand, i nostri servizi o prodotti: sono essenziali, accessori o addirittura sacrificabili.

 

Insomma, dovremmo costruire costantemente approfondimenti: la ricerca di mercato dovrebbe essere sfruttata durante il periodo di crisi.

 

Chi l’ha fatta, e l’ha fatta bene, tenendo in considerazione le reazioni emotive dei proprio clienti all’ambiente economico, ha identificato 4 gruppi di persone:

 

→ Slam-on-the-brakes
Il segmento che si sente più vulnerabile e finanziariamente colpito. Questo gruppo riduce tutti i tipi di spesa eliminando, posticipando, diminuendo o sostituendo gli acquisti.

 

→ Pained-but-patient
Sono gli ottimisti del lungo termine, ma meno fiduciosi sulle prospettive di mantenere il proprio tenore di vita. Risparmiatori meno aggressivi, mediamente famiglie che non subiscono profondi sbalzi economici.

 

→ Comfortably well-off
Sicuri di superare indenni la crisi economica. Sono più selettivi sugli acquisti, ma non diminuiscono il loro consumo. Non per forza i più agiati, ma anche coloro che lo sono meno ma si sentono fiduciosi nella stabilità delle loro finanze.

 

→ Live-for-today
Indifferenti al risparmio. Si limitano, al massimo, a dilazionare e allungare i tempi per acquisti più importanti. Meno beni materiali e più esperienze. Tipicamente giovani o coloro che abitano in grandi città.

Spotlight Q&A

Avrà un impatto sulla mia organizzazione?

 

Emergono alcuni punti chiavi interessanti: la disparità del costo della vita, il costo della salute mentale e la capacità delle organizzazioni di calcolare l’impatto della guerra sulla propria risposta alla guerra.

 

Ora ti faccio alcune domande:

 

Quante organizzazioni hai visto riconoscere questa profonda disparità e garantire che le loro comunicazioni di marketing siano reattive?

 

Quante organizzazioni hai visto mantenere umanità, cordialità e addirittura umorismo nelle comunicazione per fornire sollievo a questa raffica costante di cattive notizie ed incertezze?

 

Oppure utilizzare budget per rassicurare, informare e aiutare le persone a navigare nei propri problemi di salute mentale?

 

Non valgono gli opportunisti.

 

Esistono e sono coloro che non hanno smesso di fare ricerca, e con la sovrapposizione di queste informazioni con i dati sulle proprie prestazioni sono riusciti a ottimizzare, prima di diversificare.

 

Che conoscono il proprio valore e continuano a proteggerlo, perché hanno capito che continuare a costruire e mantenere brand forti che i clienti riconoscono e di cui si fidano è uno dei modi migliori per ridurre il rischio aziendale, e forse sono buoni ascoltatori→

 

Che investono strategicamente nella propria accelerazione, perché sanno che farlo significa riprendersi più velocemente e meglio, forse sono buoni lettori→

 

Che adorano trovare i propri punti deboli e non sanno distogliere lo sguardo dal mercato. Farlo significherebbe lasciare spazio a Challenger che potrebbero identificare un lacuna nel loro prodotto e farci un business, con meno spese, e forse sono buoni osservatori→

 

Le grandi flessioni economiche cambiano il modo in cui i consumatori danno priorità e valutano le loro scelte. Ma il modo in cui i Brand dovrebbero rispondere rispetto alle loro strategie di distribuzione dipende da una moltitudine di fattori.

 

Spero che in questi anni, tu li abbia studiati.

Questo è Remarks. Il Touchpoint digitale di Catobi. Se ti fa piacere continuare a parlare di questi temi, ti basta iscriverti qui→

Carlo Tommaso Bisaccioni | Catobi

Buondì, e buon lunedì.
La globalizzazione sta per finire?

 

Mentre sto scrivendo questo Remarks, sono già 415 le aziende che si sono ritirate dalla Russia. Sono misure che suggeriscono un problema più profondo e molto più complicato per le aziende e per tutti coloro che sono chiamati a guidare le vendite e creare l’immagine di queste realtà.

 

Pensa soltanto a quanto questa invasione stia distruggendo il sistema alimentare globale. Chi di noi non sta cercando acquisti all’ingrosso o prezzi più bassi?

 

L’aumento del costo della vita sta spingendo i Brand a ripensare la loro strategia. Ciò significa che molti Brand stanno cambiando di conseguenza prezzi, prodotti e canali di distribuzione. Forse in questi due anni, se siamo stati bravi, avremmo dovuto fare tesoro di preziosi insegnamenti e strategie di Marketing.

 

Come stai governando la tua Brand Promotion e scegliendo i canali di distribuzione più appropriati per preservare il tuo posizionamento.

 

C’è molto da imparare dalle precedenti recessioni.

 

GO↓

Consumer Confidence

Comprendere la psicologia della Crisi.

 

Nei due anni passati, sono state evidenti alcune cose: le persone hanno stabilito priorità più rigorose e ridotto la spesa. Quando le vendite sono iniziate a diminuire, le aziende in genere hanno tagliato i costi, ridotto i prezzi e rimandato i nuovi investimenti e le spese di marketing sono spesso state ridotte in modo totalmente generalizzato.

 

Ma sono stati questi tagli indiscriminati ad essere il primo errore, perché non hanno permesso a molti di esaminare, in maniera adattiva, le esigenze dei propri clienti e quindi le prestazioni a lungo termine.

 

Non dovremmo mai dimenticarci che l’aumento delle vendite non è generato solo da pubblicità e prodotti accattivanti. Gli acquisti dipendono dal reddito disponibile delle persone, dalla fiducia nel proprio futuro, nell’economia e dall’adozione di stili di vita e valori che incoraggiano il consumo.

 

È evidente, a maggiora ragione, che segmentazioni “Laser Model” non possano portare a nulla, perché la guerra rende tutti poveri. Quindi, un primo passo importante consiste nell’anticipare la durata della crisi, ciò influirà sul tipo di strategia da adottare, ma non solo. Dovremmo chiederci come i nostri clienti vedono il nostro Brand, i nostri servizi o prodotti: sono essenziali, accessori o addirittura sacrificabili.

 

Insomma, dovremmo costruire costantemente approfondimenti: la ricerca di mercato dovrebbe essere sfruttata durante il periodo di crisi.

 

Chi l’ha fatta, e l’ha fatta bene, tenendo in considerazione le reazioni emotive dei proprio clienti all’ambiente economico, ha identificato 4 gruppi di persone:

 

→ Slam-on-the-brakes
Il segmento che si sente più vulnerabile e finanziariamente colpito. Questo gruppo riduce tutti i tipi di spesa eliminando, posticipando, diminuendo o sostituendo gli acquisti.

 

→ Pained-but-patient
Sono gli ottimisti del lungo termine, ma meno fiduciosi sulle prospettive di mantenere il proprio tenore di vita. Risparmiatori meno aggressivi, mediamente famiglie che non subiscono profondi sbalzi economici.

 

→ Comfortably well-off
Sicuri di superare indenni la crisi economica. Sono più selettivi sugli acquisti, ma non diminuiscono il loro consumo. Non per forza i più agiati, ma anche coloro che lo sono meno ma si sentono fiduciosi nella stabilità delle loro finanze.

 

→ Live-for-today
Indifferenti al risparmio. Si limitano, al massimo, a dilazionare e allungare i tempi per acquisti più importanti. Meno beni materiali e più esperienze. Tipicamente giovani o coloro che abitano in grandi città.

Spotlight Q&A

Avrà un impatto sulla mia organizzazione?

 

Emergono alcuni punti chiavi interessanti: la disparità del costo della vita, il costo della salute mentale e la capacità delle organizzazioni di calcolare l’impatto della guerra sulla propria risposta alla guerra.

 

Ora ti faccio alcune domande:

 

Quante organizzazioni hai visto riconoscere questa profonda disparità e garantire che le loro comunicazioni di marketing siano reattive?

 

Quante organizzazioni hai visto mantenere umanità, cordialità e addirittura umorismo nelle comunicazione per fornire sollievo a questa raffica costante di cattive notizie ed incertezze?

 

Oppure utilizzare budget per rassicurare, informare e aiutare le persone a navigare nei propri problemi di salute mentale?

 

Non valgono gli opportunisti.

 

Esistono e sono coloro che non hanno smesso di fare ricerca, e con la sovrapposizione di queste informazioni con i dati sulle proprie prestazioni sono riusciti a ottimizzare, prima di diversificare.

 

Che conoscono il proprio valore e continuano a proteggerlo, perché hanno capito che continuare a costruire e mantenere brand forti che i clienti riconoscono e di cui si fidano è uno dei modi migliori per ridurre il rischio aziendale, e forse sono buoni ascoltatori→

 

Che investono strategicamente nella propria accelerazione, perché sanno che farlo significa riprendersi più velocemente e meglio, forse sono buoni lettori→

 

Che adorano trovare i propri punti deboli e non sanno distogliere lo sguardo dal mercato. Farlo significherebbe lasciare spazio a Challenger che potrebbero identificare un lacuna nel loro prodotto e farci un business, con meno spese, e forse sono buoni osservatori→

 

Le grandi flessioni economiche cambiano il modo in cui i consumatori danno priorità e valutano le loro scelte. Ma il modo in cui i Brand dovrebbero rispondere rispetto alle loro strategie di distribuzione dipende da una moltitudine di fattori.

 

Spero che in questi anni, tu li abbia studiati.

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